La storia infinita del ddl sulla concorrenza e sulla complementare

La storia infinita del ddl sulla concorrenza e sulla complementare

Roma, 22 maggio – Dovrebbe avere inizio domani (il condizionale è d’obbligo) l’esame in terza lettura del ddl Concorrenza a Montecitorio. Dopo il via libera (con voto di fiducia) del Senato arrivato a inizio maggio, le Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno infatti in calendario l’avvio della discussione sul provvedimento, tornato a due anni di distanza dal suo primo arrivo alla Camera dei Deputati, dove era “sbarcato” il 28 aprile del 2015 e approvato in prima lettura il 17 settembre dello stesso anni. Esso contiene rilevanti novità anche per i fondi pensione e il rilancio della previdenza complementare.
Come da prassi, i relatori del disegno di legge (i deputati Pd Andrea Martella e Silvia Fregolent, nella foto) illustreranno le modifiche ricevute dal Concorrenza nel corso della sua prolungata permanenza a Palazzo Madama, durata dall’ottobre 2015 al maggio 2017. Una volta incardinato l’iter, resta da vedere con quale tempistica le Commissioni decideranno di far procedere l’esame, a partire dall’individuazione della scadenza per la presentazione di emendamenti al testo.
Resta in ogni caso evidente  che – come evidenzia una nota di qualche ora fa dell’osservatorio Lab Parlamento – la partenza in tempi rapidi della nuova discussione del provvedimento a Montecitorio non c’è proprio stata, come pure era lecito attendersi dopo l’intervento con cui il Governo aveva sboccato la situazione di stallo determinatasi in Senato.
Al di là degli aspetti procedurali (che in ogni caso rilevano), negli ultimi giorni si sono intensificate le voci secondo le quali il ddl Concorrenza, anziché viaggiare dritto e veloce come un fuso verso la definitiva approvazione, potrebbe subire ulteriori cambiamenti, che costringerebbero inevitabilmente a una quarta lettura in Senato.
Nel dettaglio, secondo quanto riferisce Lab Parlamento, sarebbero sotto esame le misure relative al consenso per la ricezione di telefonate di marketing e al superamento del regime di maggior tutela elettrica, per la cui revisione risulta alle cronache perfino un attivismo di Matteo Renzi. E c’è chi, al riguardo, non manca di inserire l’interesse del segretario del Pd nel contesto delle sue ormai evidenti dispute con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.
Superfluo annotare che riaprire i giochi sul Ddl Concorrenza equivarrebbe al suo quasi certo affossamento: con l’approssimarsi della fine della legislatura (gli ultimi rumors di palazzo riferiscono di possibili intese Pd-Forza Italia per anticipare lo scioglimento delle Camere e andare al voto in autunno), non ci sarebbero infatti più i tempi per approvare un provvedimento intitolato, tra il beffardo e il surreale, “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”.
Se così andasse davvero a finire, ci sarà come sempre chi si strapperà le vesti e chi, invece, stapperà bottiglie di champagne, magari di nascosto e dopo essersi strappato le vesti in pubblico. Quello che è certo è che – come annota Lab Parlamento – “la mancata adozione del provvedimento entro la fine della Legislatura autorizzerebbe a ricorrere alla categoria del ridicolo”.

fonte: RIFdAY

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