Pensioni: «La busta arancione non si tocca».

Pensioni: «La busta arancione non si tocca».

La busta arancione è quella  comunicazione periodica che i lavoratori ricevono e che prospetta l’ammontare della loro pensione e la data di fine lavoro, sulla base della contribuzione in essere (ipotizzando continuità di percorso contributivo). Arancione perchè tale era il colore della busta inviata ai lavoratori svedesi dopo l’introduzione del sistema contributivo, quasi contemporanea con l’analoga decisione italiana, nel 1996. Solo che in Svezia la riforma delle pensioni è entrata subito in vigore, comprensiva di informativa ai lavoratori. In Italia si è presa la via della gradualità.
I costi delle buste e del Cda dell’Inps
Ora la busta arancione italiana è una realtà. Ma una nube le si profila all’orizzonte: il “decretone” su reddito di cittadinanza e quota 100 re-introduce nell’Inps il Consiglio d’amministrazione, che andrà remunerato grazie a una spending review che la relazione tecnica identifica in modo chiaro: «INPS inserirà nel riepilogo delle disposizioni di riduzioni di spesa (…) anche l’ammontare dei risparmi da realizzare in relazione ai nuovi compensi da corrispondere, al netto delle spese già previste per il Presidente dell’Istituto nel bilancio preventivo 2019. I suddetti ulteriori risparmi saranno conseguiti in via prioritaria attraverso le riduzioni di spesa concernenti la posta massiva, di cui al capitolo 5U1210029 “Spese per l’invio di posta massiva, per la gestione della corrispondenza in E/U e per i servizi di dematerializzazione”».
Il che non significa che la busta arancione debba essere sacrificata sull’altare del nuovo Cda Inps: «Il costo del nuovo Cda dell’Inps – fanno sapere dal Ministero del Lavoro -non peserà sulla finanza pubblica, e solo in presenza di maggiori oneri rispetto agli attuali costi per l’attuale modello di governance sarà finanziato da un processo di razionalizzazione e dematerializzazione degli invii cartacei massivi fatti dall’istituto senza intaccare i servizi offerti anche quelli concernenti la cosiddetta busta arancione, comunque non comprimendo in alcun modo gli obblighi normativi. In ogni caso si precisa che tali valutazioni sono premature dal momento che gli emolumenti del cda non sono ancora stati stabiliti».
La busta arancione non si tocca, dunque, e a confermare lo scampato pericolo sono gli stessi numeri: all’istituto l’invio delle buste arancioni costa tra i 700 e gli 800mila euro l’anno, un centesimo circa di tutte le spese per l’invio di posta massiva, circa 105 milioni di euro.
Fonte il sole24ore

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