Coronavirus può mettere a rischio anche la complementare

Coronavirus può mettere a rischio anche la complementare

In Italia impazza la psicosi della nuova peste e molti ricordano quella così minuziosamente e drammaticamente descritta da Manzoni nei Promessi Sposi. La situazione non è delle migliori. Rimane un interrogativo di fondo su questa poco invidiabile posizione della Penisola quella  di occupare la terza posizione sul podio mondiale per numero di ammalati, dopo la Cina e Corea del Sud, mentre paesi o addirittura continenti,  che si ritengono ampiamente esposti a rischi maggiori, a meno di occultamento fraudolento dei dati o semplice incapacità di rilevamento, come l’Africa, il medio oriente, l’America del Sud e quella centrale, sono sostanzialmente indenni anche se certamente non possono vantare un servizio sanitario  e di protezione civile  efficienti e strutturati come i nostri.
Ma questo, e non poteva essere diversamente, ha immediati e funesti riflessi economici sulla già delicata situazione economica italiana.  Interi settori già sono sotto stress, come il turismo, il commercio, la produzione legata a paesi esteri come la Cina. Il già  risicato aumento dello 0.3% del Pil rischia di scomparire del tutto dallo shunami epidemologico. Infatti piazza affari oggi  è arrivata a perdere il 6% bruciando tutta la capitalizzazione del 2019 e lo spread è schizzato di 10 punti portandosi a 145.
Questo avrà ricadute pesantissime sulla già complicata partita della riforma sulle pensioni incentrata sul mantenimento di quota 100 e sul varo di una pensione di garanzia per i giovani che hanno lavori discontinui e poco pagati.
Ma avrà dei riflessi anche sulla pensione complementare la cui capacità di fornire una integrazione della pensione pubblica dipende dai rendimenti dei mercati finanziari.
Oppressa dai cosiddetti “tassi zero”, dopo un 2018 in chiaro scuro, la previdenza complementare ha avuto dei risultati di tutto rispetto nel 2019, come testimoniano i dati resi noti dalla Covip e che hanno reso possibile anche ulteriori adesioni.
Ora questo scenario rischia di mutare drammaticamente. Non resta che accelerare i9l processo in atto per favorire gli investimenti delle risorse economiche dei Fondi Pensione nell’economia italiana. Così si potrà perseguire un duplice obiettivo, contribuire a sostenere l’economia del sistema Paese in questo frangente, garantire rendimenti finanziari per assicurare una pensione adeguata agli aderenti.

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