La Corte dei Conti: Quota 100 è troppo costosa

La Corte dei Conti: Quota 100 è troppo costosa

Proprio in questi giorni  la Corte dei Conti ha reso nota la sua Relazione sull’Inps. Anche se riferita al 2018 non mancano riferimenti all’attualità che rendono la lettura oltremodo più interessante.
L’attività dell’Inps si è svolta, nel 2018, in un contesto normativo immutato nelle sue linee generali.
Nel 2018 il sistema assistenziale a seguito del Reddito di inclusione (Rei), implementato, nel 2019, con il Reddito di cittadinanza con un aumento del valore medio del beneficio e del numero dei beneficiari, hanno dato carattere generale a misure di tipo eccezionale, confermando anche gli strumenti di anticipo pensionistico nelle sue diverse configurazioni (Ape sociale, Ape volontaria e aziendale o Ape di mercato) anche con l’ambizione di favorire il ricambio occupazionale.
Il Documento di economia e finanza 2019 indica, con riferimento al 2018, una spesa per prestazioni sociali pari a 348,89 md (19 per cento del Pil ed un aumento del 2,2 per cento rispetto al 2017), con una spesa per pensioni pari a 268,83 md (15,3 per cento del Pil e maggiore del 2,0 sul 2017) e delle altre prestazioni sociali in danaro di 80,05 md (4,6 per cento del PIL e 3,1 per cento in aumento rispetto al 2017).
Le previsioni per il 2019 del Def, sempre elaborate sulla base della normativa vigente, mostrano un aumento della spesa per pensioni del 3,2 per cento che tiene conto di Quota 100 e delle altre misure correttive alla l. n. 214 del 2011 – e, quindi, dei tassi di cessazione stimati pari, per l’anno 2019, a +1,1 per cento.  La spesa per altre prestazioni sociali in denaro è prevista in aumento dell’8,3 per cento rispetto al 2018. Secondo le nuove previsioni contenute nella Nota di aggiornamento al Def si stima una crescita dei contributi sociali del 2,8 per cento nel 2019 (1,8 per cento la media nel triennio successivo dovuto al venir meno degli effetti di esonero contributivo previste dalle leggi di stabilità 2015 e 2016 per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e gli interventi di agevolazione per le assunzioni di giovani, sicché in rapporto al Pil i contributi sociali raggiungeranno il 13,5 per cento nel 2019 e nel 2020.
Sulle previsioni per triennio della spesa pensionistica influisce l’aumento degli accessi al pensionamento anticipato riconducibile a Quota 100, sebbene rispetto al mese di aprile 2019 las pesa pensionistica sia stata rivista al ribasso di circa 1,4 miliardi, di cui 1,2 miliardi, per effetto del minor numero di domande di pensionamento anticipato (sono previste economie pari a 1,7 miliardi nel 2020 e 400 milioni nel 2021). Il rapporto tra spesa per pensioni e Pil è rivisto al 15,5 per cento nel 2019, e salirà al 15,9 per cento nel 2022 per effetto della minor crescita rispetto alla spesa pensionistica.
Ciò premesso, in un sistema pensionistico a ripartizione ed in cui la maturazione del diritto a pensione prescinde dal regolare versamento dei contributi nel corso della vita lavorativa , va verificata la sostenibilità della spesa nel lungo periodo e agli effetti che sulla adeguatezza delle prestazioni produrranno le azioni normative poste in essere nel presente, vanno altresì considerate le conseguenze di dette azioni sulla sostenibilità del modello da parte del sistema produttivo, sia con riguardo al contributo richiesto alla fiscalità generale, che nei confronti dei soggetti tenuti al versamento della contribuzione. In un sistema previdenziale che eroga ancora gran parte delle prestazioni ad elevata componente retributiva, peraltro, misure ampliative della spesa attraverso l’anticipo dell’età di pensionamento rispetto a quella ritenuta congrua con l’equilibrio attuariale e intergenerazionale, il blocco dell’indicizzazione dell’età di uscita dal lavoro alla speranza di vita e la reintroduzione del sistema delle finestre (si tratta dei tre specifici interventi attuati con il d.l. n. 4 del 2019 in materia pensionistica), comportano sia esigenze di cassa immediate (tipiche, come detto, di un meccanismo a ripartizione), sia debito implicito, in quanto la componente retributiva del trattamento non viene corretta per tener conto della maggiore durata della prestazione. I rilevamenti generali di finanza pubblica in ogni caso contemplano l’andamento della spesa per prestazioni generata dal bilancio dell’Inps, nonché i flussi in entrata provenienti dal bilancio dello Stato, garante di ultima istanza anche per le pensioni alimentate dalla contribuzione, oltre che diretto finanziatore delle prestazioni assistenziali e sostegno delle gestioni previdenziali. La valutazione complessiva della sostenibilità del sistema pubblico, quindi, non può che fare rinvio al bilancio dello Stato e al consolidamento dei conti nazionali; tuttavia, se le relazioni finanziarie reciproche tra Stato e Inps non hanno rilevanza ai fini dei saldi di finanza pubblica e del debito pubblico, è nel bilancio dell’Inps, laddove il sistema previdenziale si attua con carattere di assoluta prevalenza, che se ne può verificare concretamente l’andamento e la sua sostenibilità.
Il “posizionamento” dell’Istituto sulla missione assistenziale, associato all’invito a “mantenere la gestione unitaria del bilancio” al fine di “sfruttare economie di scala e di rendere più efficiente la fornitura di beni e servizi”, non è senza rischi di sbilanciamento funzionale con riguardo alla tradizionale azione di erogazione delle pensioni la cui fonte primaria di finanziamento è rinvenibile economicamente e giuridicamente nell’obbligo degli iscritti di versare la contribuzione, ciò che richiederebbe primariamente un valido assetto organizzativo che presieda all’accertamento ed alla riscossione delle entrate. Pertanto, se “una riflessione di trasparenza contabile è necessaria al fine di rendere edotti cittadini e policy maker sulla divisione reale tra spesa pensionistica e quella assistenziale che non è finanziata con i contributi dei lavoratori ma attraverso la fiscalità generale”, si avverte l’esigenza che i documenti di bilancio, al di là della unitarietà della rappresentazione contabile complessiva e della distinzione per macro settori di intervento, chiariscano la portata e le conseguenze finanziarie ed economico-patrimoniali.

La-Relazione-della-Corte-dei-Conti-sullInps.pdf

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