XX Rapporto Inps: il welfare ha fornito diversi gradi di tutela a seconda delle categorie

XX Rapporto Inps: il welfare ha fornito diversi gradi di tutela a seconda delle categorie

Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico il 12 luglio 2021 ha illustrato la Relazione annuale sulle attività dell’Istituto nel 2020. La presentazione, trasmessa in diretta sulla webTv del Parlamento, si è svolta presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati alla presenza tra gli altri del Vicepresidente della Camera, Andrea Mandelli, del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando e della Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.
Il XX Rapporto Annuale dell’Inps copre nella sua interezza il 2020, un anno eccezionale sotto molti aspetti, che ci consegna importanti lezioni per il futuro.
Lo shock pandemico, pur avendo colpito simultaneamente tutti i sistemi economici nazionali e tutti i settori, dal punto di vista degli impatti sull’economia reale ha avuto esiti molto differenziati, dato che vari attori hanno beneficiato di diversi gradi di protezione. In un sistema di welfare di tipo categoriale qual è quello che ha caratterizzato il nostro paese nel secolo scorso e che per alcuni versi ancora permane nella casistica applicativa, l’impatto della pandemia ha avuto effetti differenziati sui lavoratori, proprio in relazione alle diverse coperture assicurative. Gli strumenti di sostegno al reddito, il Reddito di cittadinanza (fortunatamente introdotto prima della fase pandemica, e rafforzato nella sua copertura dall’introduzione temporanea del Reddito di Emergenza), l’indennità di disoccupazione (NASpI) e la Cassa Integrazione in deroga (introdotta in contemporanea con il decreto di chiusura dei settori produttivi non essenziali) hanno rappresentato una tutela contro il peggioramento delle condizioni di povertà e deprivazione nel periodo della crisi.

Filo conduttore della Relazione del Presidente Tridico sono i temi dell’equità – tra generazioni e
all’interno di ciascuna generazione – della sostenibilità del sistema e dell’innovazione finalizzata a servizi più semplici ed efficienti per i cittadini.
Insieme al XX Rapporto annuale Inps, la Relazione traccia un bilancio di ciò che l’Istituto ha fatto nel 2020 e analizza non solo gli effetti di questo anno attraversato dalla pandemia sulla flessione della produzione e dell’occupazione ma anche l’attivazione delle risposte da parte del Legislatore, implementate dall’Inps, che hanno attutito l’impatto della crisi.
L’intenso impegno delle strutture per erogare correttamente i sostegni a milioni di nuovi utenti,
oltre a quelli “ordinariamente” serviti, ha generato un profilo nuovo per l’Istituto avviando una
concreta strategia di innovazione basata su nuovi paradigmi tecnologici e organizzativi.

Gli interventi dell’Inps ai tempi del Covid
Il ruolo dell’Inps durante la fase emergenziale è stato fondamentale per l’attuazione dei provvedimenti emanati dal Legislatore per attenuare gli effetti economici e sociali della pandemia. Gli interventi messi in atto dall’Istituto nel periodo dell’emergenza Covid hanno raggiunto oltre 15 milioni di beneficiari e circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva di 44,5 miliardi di euro.
In particolare, ad oggi, tramite l’Istituto, hanno ricevuto misure per emergenza Covid:
• 4 milioni e 300mila lavoratori autonomi, professionisti, stagionali, agricoli, lavoratori del
turismo e dello spettacolo;
• 6 milioni e 700mila lavoratori dipendenti beneficiari delle integrazioni salariali, che hanno
ricevuto in totale oltre 32 mln pagamenti di indennità, per una spesa complessiva pari a
23,8 miliardi (18,7 miliardi nel 2020);
• 210mila disoccupati che hanno fruito del prolungamento del trattamento di
disoccupazione (NASpI);
• 515mila nuclei familiari ai quali è stata assicurata l’estensione dei congedi dal lavoro per
favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con le esigenze familiari e di cura;
850mila nuclei familiari che hanno fruito del bonus baby-sitting;
• 722mila famiglie con gravi difficoltà economiche alle quali è stato erogato il Reddito
emergenziale (REm);
• 216mila bonus per lavoratori domestici;
• 1 milione e 800mila nuclei familiari (circa 3,7 milioni di individui) che hanno beneficiato
del Reddito di cittadinanza o della Pensione di cittadinanza, che, nel corso della pandemia,
ha costituito un potente strumento di sostegno del reddito nei confronti delle fasce più
bisognose della popolazione e, al contempo, ha contribuito a ridurre il rischio di tensioni
sociali.
L’occupazione e il lavoro
Da qualunque prospettiva lo si analizzi, il 2020 è stato caratterizzato da una brusca caduta del
fabbisogno di lavoro, con una riduzione degli occupati del 2,8% ed un calo delle unità di lavoro
del 7,1% e delle ore lavorate del 7,7%, facendo trasparire una riduzione allargata del contributo
lavorativo. Una parte degli occupati, se pur ridotta a seguito del blocco dei licenziamenti, ha
perso il lavoro, ma molti hanno lavorato e guadagnato meno.
Il volume complessivo degli assicurati Inps, indicatore indiretto della totalità dei lavoratori
regolari, non è diminuito nel 2020, attestandosi a 25.546 milioni, valore identico a quello del
2019. La pandemia non ha tanto ridotto il numero assoluto di assicurati quanto il numero medio
di settimane di effettivo lavoro: dal valore di 42,9 settimane nel 2019 si è scesi a 40,1 nel 2020.
In corrispondenza al calo dell’input lavorativo si registra quello dei redditi da lavoro: l’imponibile previdenziale è diminuito di circa 33 miliardi, scendendo da 598 miliardi nel 2019 a 564 miliardi nel 2020 (−5,6%). In valore assoluto, la contrazione più rilevante è stata quella dei dipendenti privati (da 369 a 340 miliardi, pari al −7,9%), mentre per gli autonomi il calo è stato pari al −6,0%.
Se consideriamo le retribuzioni individuali, la retribuzione media annua dei dipendenti è scesa
da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (−4,3%, corrispondente a una perdita di poco
più di 1.000 euro), a seguito della riduzione media delle settimane lavorate. Questo accresce la
polarizzazione all’interno del lavoro dipendente, se si tiene conto del fatto che le retribuzioni
medie annue dei dipendenti occupati a tempo pieno e per tutto l’anno sono cresciute da 32.668
a 36.448 euro (+11,6%).

L’efficacia degli ammortizzatori sociali
Cassa Integrazione Guadagni – L’anno 2020 ha visto un utilizzo eccezionale degli strumenti
di sostegno al reddito. La Cassa Integrazione Guadagni ha aumentato di circa tredici volte le uscite con i provvedimenti in deroga passando, infatti, da 1,4 nel 2019 a 18,7 miliardi nel 2020,
a seguito dell’aumento del numero dei beneficiari, passati da 620.000 a 6,7 milioni, con un valore
medio pro capite della prestazione pari a 2.788 euro. Fenomeno diffuso nell’insieme dei
lavoratori, considerando che i dipendenti in cassa a zero ore, inizialmente pari alla metà nel
primo lock-down (45% in aprile 2020) sono calati come incidenza al 9% (novembre 2020) fino
a raggiungere il 7% (febbraio 2021). Il 43% delle imprese nel 2020 non ha mai usufruito di Cig,
mentre il 18% solo nella prima fase di rigido lockdown, il 17% anche successivamente ma
esaurendone l’uso nell’anno, mentre il 22% ha continuato a ricorrervi.
L’erogazione degli ammortizzatori sociali è stata gestita nella quasi totalità dall’Inps che, già nel
2020, ha implementato innovazioni per semplificare le procedure di accesso e lavorazione. A
breve verrà attivata la nuova piattaforma per l’accesso unico alla Cig che consente una domanda
unificata di cassa per tutte le tipologie esistenti.
L’ampia adozione di Cig, in particolare in deroga, ha frenato il crollo dei redditi: dai dati
dell’imponibile contributivo, Inps rileva che in assenza del sostegno derivante dagli
ammortizzatori sociali l’imponibile contributivo mediano per i lavoratori coinvolti in Cig-Covid
sarebbe diminuito del 60%; grazie alla Cig, la perdita si è ridotta al 33%. La Cig è però misura
troppo frammentata legislativamente e non copre automaticamente un’ampia fetta del mondo
lavorativo non dipendente, come ha messo in evidenza lo shock pandemico. Emerge dunque la
reale ed urgente esigenza di una riforma, non solo in ottica di semplificazione ma anche in
direzione di maggiore universalismo. Un primo passo viene fatto con l’introduzione dell’Iscro per
i lavoratori autonomi.
Sempre in tema di impatto degli ammortizzatori sociali, in assenza di questi si rileva che la
disuguaglianza sarebbe aumentata del 93%, mentre con essi è stata arginata, frenando tale
aumento al 55%. Di contro, l’intervento pubblico avrebbe potuto essere più selettivo
nell’individuazione delle categorie beneficiarie di una serie di bonus, per i quali si è fatta prevalere l’istanza del rilancio dell’economia. Infine, sono emerse le necessità di nuove fattispecie di lavoro, in particolare quelle intermediate dalle piattaforme digitali, che richiedono nuove tutele e per le quali l’Inps, insieme a Inail, ha creato un sistema per poter garantire la platea sempre più ampia di gig workers.

RdC/PdC
– Mentre le analisi Inps illustrano come la disuguaglianza nei redditi annuali sia
cresciuta di quasi il 50% negli ultimi 30 anni, e la disuguaglianza salariale raddoppiata, è
evidente un inesorabile aumento della precarizzazione del lavoro che richiede maggiori protezioni
ed equità. In questa direzione andrebbe l’inserimento di un salario minimo, che avrebbe un
effetto non solo di contrasto alla povertà ma anche di stimolo ai consumi e alla crescita, oltre ad un effetto positivo sui saldi di finanza pubblica. Si stima un aumento del gettito di 3 miliardi con un salario minimo a 9 euro.
Inequivocabile l’efficacia nel contrasto alla povertà e inclusione sociale apportato dal
Reddito/Pensione di Cittadinanza, soprattutto nel 2020, diventando un fattore determinante per
1,8 milioni di famiglie contro un impatto ancor peggiore dalla crisi. Sono 3,7 i milioni di individui,di cui un quarto minori, che hanno beneficiato della misura in quanto membri di un nucleo percettore, che in media ha ricevuto 552 euro al mese per nucleo familiare.
La occupabilità dei percettori di RdC, purtroppo, è molto scarsa. Un gran numero di percettori di RdC/PdC – una misura la cui erogazione è pari in media a 552 euro per intero nucleo familiare -è costituito da minori (1.350.000), disabili (450.000), persone con difficoltà fisiche o psichichenon percettori di pensioni di invalidità, oltre a circa 200.000 percettori di PdC.
Nel 2020, l’Inps ha intensificato le procedure per controlli amministrativi interni sincroni già in fase di istruttoria, che si affiancano alle efficaci collaborazioni sinergiche con le Forze dell’Ordine e con la Guardia di Finanza, con ottimi risultati.
NASpI – I dati sulla NASpI non mostrano una tendenza negativa rispetto al 2019 in quanto il
blocco dei licenziamenti ha ridotto gli ingressi nella condizione di disoccupazione.

Denatalità e lavoro
La scarsa natalità che caratterizza il Paese ha un impatto sul mercato del lavoro e sulla
sostenibilità della crescita economica. I giovani entro i 29 anni di età, che nel 1951
rappresentavano più della metà della popolazione (51,6%), ne costituiscono oggi circa il 28%.
Tale squilibrio è ormai diffuso in tutto il territorio nazionale. Secondo l’Istat, l’indice di
dipendenza, cioè il rapporto tra la popolazione non attiva e quella attiva, è da anni superiore al
50%, mentre l’indice di vecchiaia (maggiori di 65 anni/minori di 14 anni) è aumentato di oltre il
5% tra il 2019 e il 2020, raggiungendo la quota di 179,3 anziani ogni cento giovani.
Anche la spesa assistenziale tenderà ad aumentare, soprattutto per le esigenze di protezione di un mercato del lavoro caratterizzato da eccessiva flessibilità, redditi instabili e precari.

Spesa pensionistica
Al 31 dicembre 2020, i pensionati italiani erano pari a circa 16 milioni, di cui il 7,7% uomini e
l’8,3% donne. Nonostante le donne pensionate siano la maggioranza, le pensioni medie mensili
degli uomini (pari a 1.897 euro) superano significativamente quelle delle donne (pari a 1.365).
Il divario retributivo a livello territoriale si riflette nel dato pensionistico: le pensioni medie al Centro-Nord superano di poco i 1.700 euro, mentre quelle al Sud e Isole sono pari a 1.400 euro.
Le prestazioni previdenziali rappresentano l’81% del totale e quelle assistenziali il 19%. La
categoria più numerosa è rappresentata dalle pensioni di anzianità/anticipate con il 30,9% del totale, seguita da quella delle pensioni di vecchiaia con il 24,5% e dalle pensioni ai superstiti con il 20,5%; le prestazioni agli invalidi civili sono il 15,3% del totale; le prestazioni di invalidità previdenziale e le pensioni/assegni sociali sono rispettivamente il 5% e il 3,9%.

Quota100
La misura sperimentale e triennale di Quota 100 ha permesso il pensionamento anticipato di
180.000 uomini e 73.000 donne nel primo biennio 2019-20. Dall’analisi del take-up di Quota 100
emerge che la misura è stata utilizzata prevalentemente da uomini, con redditi medio-alti e con
una incidenza percentuale maggiore nel settore pubblico.

Innovazione e rilancio dell’Inps
Il tema della riorganizzazione interna è un tema centrale nel bilancio di attività dell’Istituto.
Il nuovo approccio organizzativo si basa su nuovi paradigmi tecnologici.
Nel corso del 2020 sono stati attivati 14 progetti di innovazione ed altri 55 sono già stati avviati nella prima metà del 2021, tra cui soluzioni moderne di intelligenza artificiale e iniziative basate sulla blockchain (letteralmente “catena di blocchi”, è una struttura dati condivisa e “immutabile”, come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “blocchi”, in ordine cronologico). L’Inps, grazie alle caratteristiche tecnologiche, organizzative, infrastrutturali e di sicurezza di cui dispone, è tra i componenti del futuro Polo Strategico Nazionale, il progetto orientato alla creazione di un datacenter nazionale per la gestione efficiente dei dati amministrativi.
Ovviamente, la trasformazione digitale non può limitarsi all’innovazione tecnologica e delle procedure, ma richiede di intervenire sulle competenze del personale.

Relazione_Annuale_2021

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