Come orientarsi nella scelta della Previdenza complementare

Come orientarsi nella scelta della Previdenza complementare
Quando un lavoratore si convince che l’unica strada per assicurarsi una pensione decente è il ricorso alla previdenza complementare si rende conto che quella non è un’unica scelta definitiva, ma che ne deve fare a cascata sulle quali non sempre è adeguatamente preparato.
Come paradossalmente ha fatto notare Mefop, a nessuno, dovendo fare un viaggio  aereo sarà chiesto di scegliere la rotta, scegliere dove e quando atterrare perchè è già tutto stabilito e durante la navigazione ci pensano le torri di controllo.
Ma nella previdenza complementare non è così.
Quasi tutte le scelte sono a carico del lavoratore ed i “piloti automatici” messi in piedi convincono poco.
La prima scelta riguarda l’adesione: E’ opportuno aderire alla previdenza complementare o accontentarsi del “poco ma sicuro” garantito dalla pensione Inps e tenersi il Tfr che ha rendimenti stabiliti per legge? E se si decide ad iscriversi, basta il proprio contributo e quello del datore di lavoro, più il Tfr maturato dal giorno dell’adesione  per avere una integrazione sufficiente, oppure è il caso di fare un versamento aggiuntivo?
Una volta deciso tutto questo, si entra nel campo della “Alta finanza”. Le forme di previdenza complementare, si sa, investono le somme versate dai lavoratori sui mercati finanziari  I fondi investono in vari “comparti” che corrispondono a diverse linee di investimento:  bisogna decidere a quale comparto di investimento  iscriversi, cioè come far  investire i propri soldi, se scegliere un investimento  garantito oppure rischiare in prodotti con più alti rendimenti, optare per il monetario o il bilanciato.
Oppure conoscere i meccanismi automatici di tutela dell’iscritto nella sua vita lavorativa fino alla pensione,  come il cosiddetto «lifecycle», letteralmente “ciclo della vita”: consiste nell’adeguamento periodico degli investimenti dalle forme più rischiose a quelle più tranquille man mano che si avvicina l’età della pensione.
La componente azionaria si ridurrà a tappe prestabilite per lasciar sempre più spazio a titoli obbligazionari o garantiti, che diventeranno prima maggioritari poi esclusivi negli ultimi anni di lavoro.
L’automaticità di questo meccanismo ha il pregio di standardizzare le scelte correlandole all’anzianità contributiva e anagrafica. E ci si risparmia dall’onere di decisioni che nella gran parte dei casi risultano difficili anche per i professionisti della finanza. Attenzione, però: questo automatismo non garantisce risultati e non protegge totalmente da eventuali crack di Borsa ne nella sua ripresa. Tuttavia la teoria che le azioni nel lungo termine rendono più delle obbligazioni non è stata smentita. Così se mancano decenni alla conclusione del proprio piano previdenziale ci si può fidare delle azioni. Infatti in linea generale, coloro che nel  2009 sono passati all’obbligazionario per recuperare tutto quello che  avevano investito hanno spostato l’accesso alla pensione complementare.
In Italia il lifecycle è stato adottato da tempo dalla gran parte dei numerosi fondi aperti e Pip, e fra i fondi negoziali da Previmoda.
Il lifecycle serve soprattutto a ottimizzare la volatilità dei mercati e la gestione del rischio, insito in qualsiasi scelta finanziaria. Un alternativa concorrenziale è utilizzare per il portafoglio titoli affidabili, dalla volatilità estremamente contenuta, come quelli indicizzati all’inflazione.
E’ più che normale che un lavoratore qualsiasi di fronte a queste domande non sappia cosa fare, ci vogliono  competenze specifiche.
Servirebbe un consulente, possibilmente terzo, che non vende prodotti o quantomeno non ha finalità di lucro.  In sostanza, un giovane neoassunto trentenne versa le sue quote periodiche in un comparto di investimento a maggior componente azionaria, a maggior rischio e maggiore potenzialità nel lungo termine; che corrisponde al suo orizzonte temporale. Qusto è un compito che può svolgere l’Inps che da qualche tempo dichiara di voler intraprendere la strada della consulenza ai cittadini.
Questo sarebbe un fine nobile oltre che utile. L’Istituto di previdenza nazionale invece di almanaccare riforme pensionistiche e amenità varie, potrebbe svolgere anche più correttamente il proprio ruolo dando consigli utili ed imparziali.

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