La corsa del ghepardo nella savana per cacciare la preda è l’immagine stessa della vitalità e del vigore fisico. Ma quando diventerà anziano e la vitalità sarà diminuita, ci saranno dei problemi per la sua capacità di sopravvivenza. Gli animali infatti a differenza degli uomini non vanno in vacanza né in pensione. Perché non hanno sviluppato un sistema di collaborazione e di aiuto reciproco che va sotto il nome di solidarietà sociale. Fortunatamente non hanno l’idea del tempo e del futuro e non si preoccupano più di tanto. Vivono in base all’istinto si dice.

centro-anziani

Gli uomini invece in quanto esseri pensanti, hanno sviluppato un sistema di protezione sociale per aiutare coloro che per vecchiaia che per malattie non sono più in grado di lavorare. Questo sistema è il sistema pensionistico, una parte del più complesso sistema di protezione sociale dei paesi moderni che va sotto il nome di welfare (letteralmente benessere, star bene). Ogni Stato in base alle sue esperienze storiche e culturali e alle disponibilità economiche ha elaborato, a partire dalla seconda metà dell’800, un suo sistema pensionistico per garantire più o meno condizioni di vita dignitose a chi non lavora più.

 

LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE IN PILLOLE

Le principali norme

– D. Lgs. n. 124/1993(disciplina della previdenza complementare)
– L. 335/1995 (riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare)
– D. Lgs. N. 252/2005 (riforma della previdenza complementare)
La Previdenza complementare si basa  su:
1. Adesione volontaria
2. Capitalizzazione individuale
3. Contribuzione definita
I destinatari sono i Lavoratori dipendenti privati e pubblici,
le Forme di previdenza complementare sono:
• Fondi pensione negoziali
• Fondi pensione preesistenti
• Fondi pensione aperti
• Piani individuali di previdenza mediante polizze vita – PIP “nuovi” (conformi al d.lgs. 252/05).
• Il fondo pensione negoziale nasce da contratti o accordi collettivi (anche aziendali) che individuano i destinatari sulla base dell’appartenenza ad un determinato comparto, impresa o gruppo di imprese o ad un determinato territorio (es. regione o provincia autonoma).
• è un soggetto giuridico autonomo, può essere una associazione o una fondazione e può avere, pertanto, personalità giuridica
• non ha scopo di lucro
Organi del Fondo pensione:
a) L’Assemblea dei Delegati
b) Il Consiglio d’Amministrazione
c) Il Presidente ed il Vice Presidente
d) Il Collegio dei Sindaci.
Spese di gestione
1) Quota di iscrizione “una tantum”
2) Spese relative alla fase di accumulo In cifra fissa o percentuale.
Le uniche forme collettive per le quali è possibile l’adesione per i dipendenti pubblici sono quelle ex d.p.c.m. 20/12/1999: fondo contrattuale ex d.lgs. 124/93 istituito da contrattazione nazionale di comparto, Fondo Espero, Fondo Perseo Sirio, Fopadiva, fondo regionale Val d’Aosta e Laborfond, fondo regionale Trentino Alto Adige.
L’adesione  di un pubblico dipendente ad un Pip non comporta il versamento del TFR e il contributo datoriale
L’adesione al fondo pensione negoziale determina necessariamente il passaggio dal TFS al TFR         per coloro che già lavoravano al 1.1.2001.
Il TFR/TFS
Le prestazioni di fine lavoro previste per i dipendenti pubblici sono:
– Trattamenti di Fine Servizio (indennità di buonuscita – indennità premio di servizio – indennità di anzianità)
– Trattamenti di Fine Rapporto 
Buonuscita
 è una somma di denaro “una tantum” corrisposta al dipendente al momento della cessazione dal servizio,
 riguarda i dipendenti delle amministrazioni dello Stato, ivi comprese forze armate e di polizia,  dipendenti di Senato, Camera e del Segretariato del Presidente della Repubblica
 Retribuzione di riferimento: voci fisse e continuative più la quota variabile dell’ I.I.S.
 Finanziamento della prestazione: contribuzione la cui misura è pari al 9,60% dell’80% della retribuzione di riferimento
 è pari all’80 % dell’ultima retribuzione mensile  rapportata ad anno (moltiplicata 13 e divisa12) moltiplicata per gli anni utili (ivi compresi quelli riscattati.
Indennità premio fine servizio
 è una somma di denaro “una tantum” corrisposta alla cessazione dal servizio.
  riguarda i dipendenti di ruolo, sanitari e salariati degli EE.LL., dipendenti di Regioni, Province, ASL, Consorzi comunali, provinciali e Comunità montane
 Retribuzione di riferimento: voci fisse e continuative più la I.I.S. nella misura del 100 %
 Finanziamento della prestazione: contribuzione la cui misura è pari al 6,10 % dell’80 % della retribuzione di riferimento
 è pari a un quindicesimo dell’80 % della retribuzione di riferimento dell’ultimo anno moltiplicato per gli anni utili (ivi compresi quelli riscattati).
Indennità di anzianità
 è una somma di denaro “una tantum” corrisposta al dipendente al momento della cessazione dal servizio ,
 riguarda i dipendenti degli Enti pubblici non economici (parastato)
 Retribuzione di riferimento: voci fisse e continuative più l’ I.I.S.
 Finanziamento della prestazione: annuale copertura in bilancio del relativo onere
 è pari al 100 % dell’ultima retribuzione mensile  rapportata ad anni interi (moltiplicata 13 e  divisa 12), moltiplicata per gli anni utili
Trattamento di fine rapporto
 è una somma di denaro corrisposta al dipendente alla risoluzione del rapporto di lavoro dopo un servizio pari ad almeno 15 giorni continuativi nel mese, regolato dall’art . 2120 del codice civile (settore privato) esteso al settore pubblico con l’Accordo quadro Aran – Sindacati  29/07/1999  e dal  Dpcm 20 dicembre 1999
 Destinatari: i dipendenti del settore privato e pubblico. Nel settore pubblico riguarda i dipendenti a tempo determinato con contratto in corso al 31/05/2000 ovvero assunti successivamente e i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato a decorrere dal 1°/1/2001
 E’ costituito da accantonamenti annui di quote del 6,91% della retribuzione utile. Gli accantonamenti vengono annualmente contabilizzati e rivalutati dell’1,5% in misura fissa e del 75% dell’ inflazione.
laprevidenza
la previdenza

Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

Rita

Fra le varie misure varate recentemente, due sono quelle che nelle intenzioni degli ideatori  potrebbero teoricamente assorbire, neutralizzandola, la pressione per eliminare l’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile prevista dalla legge Fornero: l’ape volontaria e la rendita anticipata della pensione complementare. Questi due nuovi istituti, la cui natura previdenziale, specialmente l’ape, è molto discutibile, hanno una caratteristica in comune. Non gravano sulle casse dello Stato, ma direttamente sulle spalle dei richiedenti.  In sostanza una nuova tipologia di ammortizzatore sociale che li distingue radicalmente dall’ape sociale che è un intervento assistenziale  di carattere solidaristico e quindi a carico della collettività.
Previsti n partenza dal maggio dell’anno scorso, la partenza effettiva slitta di mese in mese.
La  manovra  finanziaria 2018 rende strutturale la Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) che era stata introdotta con la legge di bilancio per il 2017 (Legge n.232/2016) in via sperimentale dal 1° maggio 2017 – 31 dicembre 2018).
Inoltre, che la legge annuale per il mercato e la concorrenza (Legge n.124/2017) che era partita nel 2015,  aveva introdotto la “Rendita Temporanea” con diverse condizioni di accesso rispetto alla RITA e che, a differenza della RITA, non poteva essere richiesta dai dipendenti del settore pubblico cui si applica il Decreto Legislativo 124/1993.  Quindi, due misure diverse. Ora la “Rendita Temporanea” è stata incorporata nella Rita e  disciplinata, in via strutturale, sia per i dipendenti privati che per i dipendenti del settore pubblico  con requisiti di accesso diversi da quelli previsti precedentemente.
Vediamo di seguito le caratteristiche, i requisiti di accesso e la tassazione applicata.
La RITA consiste nell’erogazione in tutto o in parte del montante accumulato presso la previdenza complementare – su richiesta dell’aderente – in forma di rendita temporanea. L’ erogazione decorre  dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Rispetto al montante residuo ai fini della richiesta in rendita e in capitale non rileva la parte di prestazione richiesta come RITA.
Essa si applica alle forme di previdenza complementare in regime di contribuzione definita (sono definiti i contributi mentre le prestazioni a cui si avrà diritto dipenderanno dalla gestione finanziaria e dai contributi versati). Sono quindi escluse quelle in regime di prestazione definita (sono definite le prestazioni mentre i contributi saranno fissati in modo da coprire le stesse tenendo conto del rapporto tra gli attivi e i pensionati). Si ricorda che i Fondi Pensione Negoziali sono a contribuzione definita.
Non è più collegata all’Ape volontaria e alla certificazione rilasciata dall’INPS e prende come riferimento l’età anagrafica relativa alla pensione di vecchiaia prevista nel regime obbligatorio di appartenenza.
Sono previsti i seguenti requisiti di accesso:
• aver cessato l’attività lavorativa;
• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi;
• possesso del requisito minimo di 20 anni di contributi nei regimi obbligatori alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA.
Viene inoltre riconosciuta nel caso di:
• inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi.
Per i dipendenti pubblici che cessano l’attività lavorativa e richiedono la RITA il termine previsto per l’erogazione del trattamento di fine rapporto e di fine servizio è fissato tra i 12 e i 15 mesi successivi al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.
Sull’importo erogato al netto dei contributi già assoggettati ad imposta si applica una ritenuta a titolo di imposta del 15% ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il 15° anno di partecipazione fino a un limite massimo del 6% per gli importi maturati dal 1° gennaio 2007. Si prevede, inoltre, la facoltà di non avvalersi della tassazione sostitutiva facendolo risultare espressamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso la rendita anticipata sarà assoggettata a tassazione ordinaria.
Soppressione FONDINPS – Forma pensionistica complementare residuale (commi da 173 a 177)
La legge di bilancio 2018 ha altresì disposto  la soppressione di Fondoinps (Forma pensionistica complementare residuale). Confluisce in tale forma il TFR dei lavoratori dipendenti privati che non hanno manifestato alcuna scelta esplicita al termine dei sei mesi dall’assunzione sulla destinazione del TFR (cosiddetta adesione con modalità tacita) e contemporaneamente non hanno una forma pensionistica di riferimento istituita attraverso la contrattazione collettiva.
Per rendere pienamente operativa la norma bisognerà attendere un decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze che disciplinerà:
• la data di decorrenza della soppressione;
• la forma pensionistica presso la quale far affluire le quote di TFR maturando (flussi futuri) nell’ipotesi di adesione tacita e mancanza di fondo di riferimento e presso cui trasferire le posizioni individuali già esistenti presso FONDINPS secondo le modalità definite da tale decreto, sentita la COVIP .
La forma pensionistica complementare cui far confluire i flussi futuri e attuali delle posizioni individuali, sarà individuata – sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati – tra le forme pensionistiche negoziali di maggiori dimensioni sul piano patrimoniale e adeguate dal punto di vista organizzativo a ricevere il conferimento tacito del TFR.

 

 

 

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