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Primo Piano
Quali prospettive per la previdenza complementare nel 2012
Con il contributivo per tutti è sempre più necessario farsi una pensione di scorta. Ma manca ancora una piena consapevolezza
Quando la riforma Dini stabilì, sia pure con una gradualità annullata dai recenti provvedimenti governativi, il calcolo della pensione con il sistema contributivo per tutti , si conosceva bene come questa nuova modalità di calcolo avrebbe diminuito di molto gli assegni pensionistici cui gli italiani erano stati abituati da tempo. Con 40 anni di contributi nel sistema retributivo si percepiva una pensione che andava dall’80% addirittura al 100% dell’ultimo stipendio.
Con il contributivo per chi lavora almeno per 20 anni c’è la magra prospettiva di avere una pensione il cui importo si aggira mediamente al 50% dell’ultimo stipendio. Per rimpolpare questa magra pensione, si introdusse la previdenza complementare da finanziare con il Tfr. Ora a distanza di anni dal 1995, anno della riforma Dini e dal 2005, anno del decreto legislativo, Dlgsvo 252/05, fondante della previdenza complementare, le adesioni superano di poco i 5 milioni di lavoratori. Lo scenario immaginato nel 1995 è ancora peggiorato ed è quindi necessario rivedere tutta la situazione per un rilancio del secondo pilastro.
Due sono i punti generali:
1. i fondi pensione non sono direttamente influenzati dalle recenti manovre di assestamento del fabbisogno statale, quindi diventano comparativamente più vantaggiosi rispetto a prima. 2. si devono individuare nuovi compiti e funzioni che i fondi pensione possono aggiungere a quelle tradizionali (che restano valide) ad es long term cure ( cure di lungo termine per i non autosufficienti) , welfare integrativo, ecc. Per far comprendere la necessità della previdenza complementare acquistano ancora più importanza le simulazioni e dei motori, essenziali per una buona informazione previdenziale e per capire i nuovi scenari Questi nuovi scenari sono cruciali per comprendere la stabilità e la sostenibilità del primo pilastro appena nuovamente riformato, perché comprendere gli scenari del mercato del lavoro e crescita retribuzioni/Pil diventano fondamentali anche se oggi bisogna arrivare a 42 anni di contributi per maturare diritto pensionamento!! Ma il nuovo assetto non è credibile senza una riforma del mercato del lavoro, ammortizzatori sociali, nuove misure di sostegno. Che succede in caso di disoccupazione? come si coprono i buchi contributivi? Questa attuale è l’ultima riforma delle pensioni? Oppure nuovi trend demografici, economici e mercato del lavoro giustificheranno ulteriori interventi tra qualche anno? Poi ci sono diverse altre questioni rilevanti: Dopo il blitz che ha portato alla soppressione dell’Inpdap nell’Inps, che sarà delle casse di previdenza privatizzate, di cui si pone il problema dell’evoluzione dei regime finanziario; bilanci tecnici politica delle asset allocation strategiche ecc…. Ma per rimanere nel campo della previdenza complementare, tra i principali temi rilevanti vi sono: 1. Rilancio delle adesioni 2. Educazione previdenziale 3. Revisione 703 ( il provvedimento che regola gli investimenti dei fondi) 4. Mission dei fondi pensione: confermata, ma si arricchisce di nuovi servizi (LTC) 5. Dipendenti pubblici Rilancio delle adesioni Adesioni mostrano un certo rallentamento; sono cresciute solo per i Pip, con una diffusione a macchia di leopardo, con molte differenziazioni per età, genere, istruzione, dimensione azienda, zona geografica, settore industriale difficoltà economiche rendono difficile immaginare una nuova stagione di adesioni rilevante. Allora molti cercano scorciatoie e immaginano una iscrizione obbligatoria alla previdenza complementare, ma bisogna approfondire bene i possibili vantaggi/svantaggi derivanti da soluzioni obbligatorie. L’aumento dei Pip significa anche che per il rilancio della previdenza integrativa occorre rafforzare il ruolo delle parti sociali, che non reggono rispetto alla rete delle compagnie private di assicurazioni semplificando le modalità di adesione, fare robuste campagne informative, rilanciando la Busta arancione che dovrebbe contenere i dati sulla presunta futura pensione di ciascun lavoratore, di cui si sono perse le traccia. Da parte loro le parti sociali devono poter ampliare l’area dei destinatari includendo i lavoratori atipici; i collaboratori, le partite iva … a meno che per miracolo il governo non riesca ad abolire queste figure trasformandole in lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, procedere alla razionalizzazione e accorpamento dei Fondi di piccola dimensione, sperimentando nuove forme di adesione (adesione tacita per via contrattuale e con sola contribuzione; reversibilità del conferimento Tfr oppure suo conferimento parziale). Le parti sociali possono sviluppare una contrattazione collettiva attenta al welfare integrato del lavoratore rafforzando le sinergie tra FP e altri strumenti previdenziali di natura contrattuale collettiva (forme di sostegno del reddito; forme di assistenza sanitaria...) Di converso il legislatore dovrebbe mettere in campo una serie di facilitazioni dell’accesso al credito per le aziende creando dei fondi dedicati alle PMI. Aumentare la possibilità di mantenere il tfr in azienda fino a 100 dipendenti. C’è bisogno di una nuova e specifica campagna promozionale governativa basata su l’ educazione previdenziale di natura istituzionale; busta arancione, motori di simulazione , ecc. Infine c’è la questione dei dipendenti pubblici con il superamento disparità di trattamento fiscale. Non ultimo è il rafforzamento della “Mission” dei fondi pensione. Dopo la manovra salva Italia essi devono valorizzazione il ruolo “previdenziale” del FP, sia in fase di pensionamento sia anche in fase di investimento delle risorse e di erogazione di diritti ante-pensionamento (rafforzamento delle coperture accessorie). La valorizzazione dei servizi a favore degli assicurati prima del pensionamento è una valutazione che si impone in relazione ai momenti di chiusura del sistema (irreversibilità della scelta di destinazione del Tfr; impossibilità di riscattare per perdita di lavoro nelle forme individuali...) ma che non deve condurre a snaturare l'istituto. Poi c’è il capitolo più importante degli investimenti. La Covip sta dando continue indicazioni in questo ultimo periodo di tempo, ultimo è quella sul rating. E’ indubbio che la previdenza complementare diventa appetibile quando è concorrenziale rispetto al Tfr che comunque assicura dei rendimenti automatici cosa che le attuali turbolenze del mercato non possono garantire. Ma anche in questo caso occorre studiare degli opportuni paracadute, come il cycle life, che annunciati all’evidenziarsi della prima crisi finanziaria, quella legata ai mutui subprime, poi sono scomparsi dalla circolazione.
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