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Il Welfare State: ieri, oggi, domani
Per chi volesse iniziare la lettura ecco il primo capitolo.
Per chi fosse interessato ad acquisire un copia rivolgersi a Teseo Editore Roma o direttamente al nostro sito.

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Relazione COVIP 2010

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Una terza età senza pensieri
giovedì 9 febbraio 2012

Perché la previdenza complementare

La corsa del ghepardo nella savana per cacciare la preda è l’immagine stessa della vitalità e del vigore fisico. Ma quando diventerà anziano e la vitalità sarà diminuita, ci saranno dei problemi per la sua capacità di sopravvivenza. Gli animali infatti a differenza degli uomini non vanno in vacanza né in pensione. Perché non hanno sviluppato un sistema di collaborazione e di aiuto reciproco che va sotto il nome di solidarietà sociale. Fortunatamente non hanno l’idea del tempo e del futuro e non si preoccupano più di tanto. Vivono in base all’istinto si dice.

Gli uomini invece in quanto esseri pensanti, hanno sviluppato un sistema di protezione sociale per aiutare coloro che per vecchiaia che per malattie non sono più in grado di lavorare. Questo sistema è il sistema pensionistico, una parte del più complesso sistema di protezione sociale dei paesi moderni che va sotto il nome di welfare (letteralmente benessere, star bene). Ogni Stato in base alle sue esperienze storiche e culturali e alle disponibilità economiche ha elaborato, a partire dalla seconda metà dell’800, un suo sistema pensionistico per garantire più o meno condizioni di vita dignitose a chi non lavora più >>

 
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Primo Piano

Quali prospettive per la previdenza complementare nel 2012

Con il contributivo per tutti è sempre più necessario farsi una pensione di scorta. Ma manca ancora una piena consapevolezza

Quando la riforma Dini stabilì, sia pure con una gradualità annullata dai recenti provvedimenti governativi,  il calcolo  della pensione con il sistema contributivo per tutti , si conosceva bene  come questa nuova modalità di calcolo avrebbe diminuito di molto gli assegni pensionistici cui gli italiani erano stati abituati da tempo. Con 40 anni di contributi nel sistema retributivo  si percepiva una pensione che andava dall’80% addirittura al 100% dell’ultimo stipendio. 

 Con il contributivo per chi lavora almeno per 20 anni c’è la magra prospettiva di avere una pensione il cui importo si aggira mediamente al 50% dell’ultimo stipendio. Per  rimpolpare questa magra pensione,  si introdusse la previdenza complementare da finanziare con il Tfr.
Ora a distanza di anni dal 1995, anno della riforma Dini e dal 2005, anno del decreto legislativo, Dlgsvo 252/05, fondante della previdenza complementare, le adesioni superano di poco i 5 milioni di lavoratori.
Lo scenario immaginato nel 1995 è ancora peggiorato ed è quindi necessario  rivedere tutta la situazione per un rilancio del  secondo pilastro. 

Due sono i punti  generali:

1. i fondi pensione non sono direttamente influenzati dalle recenti  manovre di assestamento del fabbisogno statale, quindi diventano comparativamente più vantaggiosi rispetto a prima.
2. si devono  individuare nuovi compiti e funzioni che i fondi pensione possono aggiungere  a quelle tradizionali (che restano valide) ad es long term cure ( cure di lungo termine per i non autosufficienti) , welfare integrativo, ecc.
Per far comprendere la necessità della previdenza complementare acquistano ancora più  importanza le  simulazioni e dei motori, essenziali per una buona informazione previdenziale e per capire i nuovi scenari
Questi nuovi scenari sono cruciali per comprendere la stabilità e  la sostenibilità del primo pilastro appena nuovamente riformato, perché comprendere gli  scenari  del mercato del lavoro e crescita retribuzioni/Pil diventano fondamentali  anche se oggi   bisogna arrivare a  42 anni  di contributi per maturare diritto pensionamento!!
Ma il nuovo assetto non  è credibile senza una riforma del mercato del lavoro, ammortizzatori sociali, nuove misure di sostegno. Che succede in caso di disoccupazione? come si coprono i buchi contributivi? Questa attuale è l’ultima riforma delle pensioni? Oppure nuovi trend  demografici, economici e mercato del lavoro giustificheranno ulteriori interventi tra qualche anno?
Poi ci sono diverse altre questioni rilevanti: Dopo il blitz che ha portato alla soppressione dell’Inpdap nell’Inps, che sarà delle casse di previdenza  privatizzate, di cui si pone il problema  dell’evoluzione dei  regime finanziario; bilanci tecnici politica delle asset allocation strategiche ecc….
Ma per rimanere nel campo della previdenza complementare, tra  i principali temi rilevanti  vi sono:
1. Rilancio delle adesioni
2. Educazione previdenziale
3. Revisione 703 ( il provvedimento che regola gli investimenti dei fondi)
4. Mission dei fondi pensione: confermata, ma si arricchisce di nuovi servizi (LTC)
5. Dipendenti pubblici
Rilancio delle adesioni
Adesioni mostrano un certo rallentamento; sono cresciute solo per i  Pip, con una diffusione a macchia di leopardo, con molte differenziazioni per età, genere, istruzione, dimensione azienda, zona geografica, settore industriale difficoltà economiche rendono difficile immaginare una nuova stagione di adesioni rilevante. Allora molti cercano scorciatoie e immaginano una iscrizione obbligatoria alla previdenza complementare, ma bisogna approfondire bene i possibili  vantaggi/svantaggi derivanti da  soluzioni obbligatorie.
L’aumento dei Pip significa anche che  per il rilancio della previdenza integrativa  occorre  rafforzare il ruolo delle parti sociali, che non reggono rispetto alla rete delle compagnie private di assicurazioni  semplificando  le modalità di adesione, fare robuste campagne informative, rilanciando la Busta arancione che dovrebbe contenere i dati sulla presunta futura pensione di ciascun lavoratore, di cui si sono perse le traccia. Da parte loro le parti sociali devono poter ampliare l’area dei destinatari includendo i lavoratori atipici; i collaboratori, le partite iva … a meno che per miracolo il governo non riesca ad abolire queste figure trasformandole in lavoratori dipendenti a tutti gli effetti,  procedere alla razionalizzazione e accorpamento dei Fondi  di piccola dimensione, sperimentando  nuove forme di adesione (adesione tacita per via contrattuale e con sola contribuzione; reversibilità del conferimento Tfr oppure suo  conferimento parziale). Le parti sociali possono  sviluppare una contrattazione collettiva attenta al welfare integrato del lavoratore rafforzando le sinergie tra FP e altri strumenti previdenziali di natura contrattuale collettiva (forme di sostegno del reddito; forme di assistenza sanitaria...)
Di converso il legislatore dovrebbe  mettere in campo una serie di  facilitazioni dell’accesso al credito per le aziende creando dei fondi dedicati alle PMI. Aumentare la possibilità di mantenere il tfr in azienda fino a 100 dipendenti.
C’è bisogno  di una nuova e specifica campagna promozionale governativa basata su  l’ educazione previdenziale di natura istituzionale; busta arancione, motori di simulazione , ecc.
Infine c’è la questione dei dipendenti pubblici  con il superamento disparità di trattamento fiscale. Non ultimo  è il rafforzamento della  “Mission” dei fondi pensione.
Dopo la manovra salva Italia essi devono valorizzazione il ruolo “previdenziale” del FP, sia in fase di pensionamento sia anche in fase di investimento delle risorse e di erogazione di diritti ante-pensionamento (rafforzamento delle coperture accessorie).
La valorizzazione dei servizi a favore degli assicurati prima del pensionamento è una valutazione che si impone in relazione ai momenti di chiusura del sistema (irreversibilità della scelta di destinazione del Tfr; impossibilità di riscattare per perdita di lavoro nelle forme individuali...) ma che non deve condurre a snaturare l'istituto.
Poi c’è il capitolo più importante degli investimenti. La Covip sta dando continue indicazioni in questo ultimo periodo di tempo, ultimo è quella sul rating. E’ indubbio che la previdenza complementare diventa appetibile quando è concorrenziale rispetto al Tfr che comunque assicura dei rendimenti automatici cosa che le attuali turbolenze del mercato non possono garantire. Ma anche in questo caso occorre studiare degli opportuni paracadute, come il cycle life, che annunciati all’evidenziarsi della prima crisi finanziaria, quella legata ai mutui subprime, poi sono scomparsi dalla circolazione.

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