L’Italia si preoccupa molto della vecchiaia ma non pensa alla previdenza complementare

In un Paese dove il sistema pensionistico pubblico mostra segni di affaticamento, la previdenza complementare dovrebbe essere una risorsa strategica. Eppure, i dati raccontano una realtà diversa: gli italiani risparmiano poco, conoscono poco e si preoccupano molto.

Generali cresce, ma la consapevolezza resta bassa

Mentre le assicurazioni vita crescono (+16%) e un risultato operativo in crescita del 10,1%, la previdenza complementare sostanzialmente ristagna. La raccolta netta vita è aumentata del 54,9%, segno che i prodotti assicurativi continuano a trovare spazio.

Ma se le compagnie crescono, la consapevolezza previdenziale dei cittadini resta indietro.

Un’Italia divisa tra rischio percepito e azione mancata

Solo il 35,7% degli occupati è iscritto a un fondo pensione. Significa che circa 15 milioni di lavoratori non stanno costruendo alcuna integrazione previdenziale. Il contributo medio annuo dei dipendenti si ferma a 2.280 euro, una cifra insufficiente per garantire un tenore di vita dignitoso dopo il pensionamento.

La distanza tra percezione e azione è evidente:

  • Solo il 19,5% delle famiglie conosce la propria data di pensionamento.
  • Il 31,4% è molto preoccupato per il futuro economico post-lavorativo.
  • Solo il 15,2% versa contributi nella previdenza complementare.

È come se il rischio fosse chiaro, ma la risposta restasse bloccata.

Una nuova tutela: l’Arbitro Assicurativo

Dal 15 gennaio 2026 entrerà in funzione l’Arbitro Assicurativo, un organismo pensato per risolvere le controversie sulle polizze. Le sue decisioni non saranno vincolanti, ma si punta a un “effetto conformativo” che migliori le pratiche del settore.

 Perché questo strumento funzioni davvero, sarà essenziale rafforzare l’educazione finanziaria dei cittadini.

Il nodo culturale

La previdenza complementare non è solo una questione economica, ma culturale. Serve un cambio di mentalità: pianificare il futuro non è un lusso, è una necessità. Le compagnie possono offrire strumenti, lo Stato può regolare, ma senza una maggiore consapevolezza individuale, il sistema resta zoppo.