Assofondipensione chiede il ritiro dell’emendamento su contributo datoriale alla previdenza complementare

Assofondipensione esprime “forte contrarietà alla modifica della disciplina del contributo datoriale alla previdenza complementare introdotta dal governo nell’ambito della legge di bilancio.

Assofondipensione è un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel settembre  2003 per iniziativa di Confindustria e Sindacati, con l’obiettivo di rappresentare gli interessi dei fondi pensione negoziali. l’emendamento non è ancora reperibile in forma di trascrizione ufficiale, ma la sostanza è chiara: il contributo del datore di lavoro diventa liberamente trasferibile dal lavoratore verso qualsiasi forma di previdenza complementare, superando il vincolo della contrattazione collettiva. La soppressione del ruolo della contrattazione collettiva nella definizione della destinazione del contributo a carico del datore di lavoro rappresenta una scelta grave, che mette in discussione l’architettura stessa della previdenza complementare costruita nel nostro Paese negli ultimi decenni”, si legge in una nota nella quale si chiede: “il ritiro della modifica introdotta dal Governo e l’apertura immediata di un confronto con le parti sociali e con i soggetti rappresentativi del sistema, al fine di salvaguardare il ruolo del contributo contrattuale e la funzione sociale della previdenza complementare”.
    “Il contributo datoriale non è un elemento accessorio né un beneficio individuale, ma una componente essenziale che deriva dal sistema negoziale che vede impegnati i soggetti promotori dei fondi pensione, definita attraverso accordi collettivi e finalizzata a garantire mutualità, equilibrio tra le parti, contenimento dei costi e tutela degli aderenti.

Rimuovere questo presidio significa alterare profondamente il rapporto tra contrattazione, adesione su base contrattuale e funzione previdenziale del secondo pilastro.
    L’apertura alla piena portabilità del contributo datoriale verso qualsiasi forma pensionistica, senza vincoli contrattuali, espone i lavoratori al rischio concreto di transitare verso strumenti di previdenza complementare con costi significativamente più elevati e con assetti di governance meno trasparenti, indebolendo nel tempo l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche”.
    “Una scelta che appare tanto più incomprensibile se si considera che i fondi pensione negoziali hanno dimostrato, nel tempo, solidità, efficienza e capacità di tutelare gli interessi di milioni di lavoratrici e lavoratori”.