Il Governo introduce un nuovo tassello nel sistema di tutela dei cittadini: all’interno del decreto PNRR, ancora in attesa di bollinatura, è stato previsto l’avvio dell’Arbitro previdenziale, un organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie legate alla previdenza complementare e ai fondi sotto la vigilanza Covip.
Il nuovo organismo si ispira ai modelli già operativi in Banca d’Italia, Consob e Ivass — come l’Arbitro Bancario e Finanziario e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie — con l’obiettivo di offrire uno strumento più rapido ed economico per chi contesta errori o decisioni dei propri enti previdenziali.
Chi potrà rivolgersi al nuovo Arbitro
Rientrano nel perimetro:
- fondi sanitari e società di mutuo soccorso recentemente posti sotto controllo Covip;
- strumenti di previdenza complementare, inclusi i nuovi PEPP paneuropei;
- Casse professionali che gestiscono le pensioni degli iscritti.
Per questi soggetti, l’Arbitro rappresenterà un canale alternativo alla giustizia ordinaria, con tempi più brevi e costi drasticamente ridotti.
Chi resta escluso
La grande assente è la platea più numerosa: i lavoratori che dipendono dall’Inps per pensioni e prestazioni. Sono esclusi dipendenti privati, pubblici e autonomi, che continueranno a dover affrontare una procedura più complessa e interamente interna all’Istituto.
Ad oggi, dopo un reclamo respinto, il ricorso deve essere presentato di nuovo all’Inps, che ha 90 giorni per rispondere. In caso di silenzio o nuovo rigetto, resta solo la via giudiziaria tramite Tribunale del Lavoro, con assistenza di un avvocato e il rischio di dover pagare le spese legali in caso di soccombenza.
Un percorso che molti cittadini considerano non imparziale, poiché il ricorso viene esaminato dalla stessa amministrazione che ha emesso il provvedimento contestato.
Perché servirebbe un Arbitro anche per i rapporti con l’Inps
Ogni anno l’Inps riceve decine di migliaia di reclami su pensioni negate o calcolate male, richieste di invalidità respinte, problemi su TFR, Naspi, contributi e indebiti.
Introdurre uno strumento terzo e indipendente ridurrebbe il contenzioso civico e aiuterebbe i tribunali alleggerendo il carico delle cause, come auspicato dal PNRR.
L’istituzione dell’Arbitro previdenziale è senza dubbio un passo avanti nella modernizzazione del sistema di tutela dei cittadini, ma la sua efficacia rischia di essere gravemente limitata dalla grande esclusione dell’Inps.
Lasciare fuori la maggioranza dei lavoratori significa creare un sistema a due velocità: chi ha un fondo privato potrà contare su un arbitro terzo, mentre milioni di cittadini continueranno a sottostare a procedure lunghe, costose e percepite come poco imparziali.
Il paradosso è evidente: è proprio l’Inps, l’ente che gestisce il maggior numero di prestazioni e genera il maggior volume di contestazioni, a rimanere senza un meccanismo di risoluzione indipendente.
Se l’obiettivo del PNRR è snellire i tribunali e rafforzare la tutela dei cittadini, un Arbitro dedicato anche ai rapporti con l’Inps non sarebbe una semplice opzione, ma una necessità strutturale. Ma in questo caso la struttura della Covip non sarebbe più sufficiente e sarebbe meglio per il principio di terzietà istituire un organismo autonomo di arbitrato distinto dall’Inps e dalla Covip.
Fonte Corriere della Sera

