Athora Italia presenta la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future: Tutti sperano di andare in pensione prima dei 67 anni, ma pochi si curano di costruirla in maniera adeguata.
Gli italiani sognano di andare in pensione prima dei 67 anni, ma pochi fanno davvero qualcosa per costruirla. È questa la contraddizione che emerge con forza dalla seconda edizione dell’Osservatorio “Look to the Future”, realizzato da Athora Italia in collaborazione con Nomisma, che fotografa il rapporto del Paese con risparmio, previdenza e longevità.
La ricerca restituisce l’immagine di un’Italia che guarda al futuro con sentimenti ambivalenti. Da un lato, chi è già in pensione tende a vivere la prospettiva di una vita lunga con maggiore serenità; dall’altro, tra i non pensionati prevalgono ansia e preoccupazione. La longevità non viene percepita come un’opportunità, ma come un rischio, soprattutto per la possibile perdita di autonomia fisica e per il peso assistenziale ed economico che potrebbe ricadere sulla famiglia. Non a caso, tre italiani su quattro dichiarano di temere una futura condizione di non autosufficienza.
La paura c’è, la pianificazione no
Nonostante queste preoccupazioni diffuse, la maggioranza degli italiani continua a rimandare le scelte di lungo periodo. Il dato più emblematico riguarda la pianificazione della vita post-lavorativa: solo una minima parte dei non pensionati afferma di aver organizzato in modo strutturato il proprio futuro. Prevale quello che la ricerca definisce un atteggiamento di “breve-terminismo”, che porta a concentrarsi sul presente più che sul domani.
Il risparmio, pur considerato un valore importante, viene spesso gestito in modo difensivo. Molti italiani cercano di mettere da parte risorse semplicemente riducendo le spese, senza però collegare questo sforzo a un progetto previdenziale chiaro. Ne deriva un risparmio “di accumulo”, privo di una finalità precisa, che rischia di rivelarsi insufficiente nel momento del bisogno. Non sorprende, infatti, che una quota rilevante di chi non risparmia per la vecchiaia dichiari di non riuscire ad accantonare risorse adeguate.
Il tempo sottovalutato e la pensione fraintesa
A pesare sulle scelte degli italiani è anche una distorsione nella percezione del tempo. Molti lavoratori immaginano di andare in pensione intorno all’età prevista dalla normativa, ma sottostimano la durata della fase successiva, che può estendersi per oltre vent’anni. Chi è già in pensione, al contrario, ha maturato una maggiore consapevolezza dell’impatto reale della longevità sulla propria vita.
Questa difficoltà di visione si accompagna a una conoscenza parziale del sistema pensionistico pubblico. Una larga maggioranza dei non pensionati teme che l’assegno futuro non sarà sufficiente a mantenere lo stile di vita desiderato, mentre sono diffuse convinzioni errate sul funzionamento del sistema contributivo. La preoccupazione, però, raramente si traduce in un’azione concreta.
Previdenza complementare: tra intenzioni e rinvii
Il ricorso alla previdenza complementare resta limitato. Solo una minoranza degli italiani ha già attivato un piano pensionistico integrativo, mentre molti dichiarano che lo faranno in futuro. È una promessa che spesso si scontra con la procrastinazione, uno dei tratti più evidenti messi in luce dall’indagine.
Colpisce anche lo scarto tra desideri e disponibilità economica: una parte significativa degli intervistati aspira a un’integrazione pensionistica elevata, ma la maggioranza non è disposta a destinare importi mensili coerenti con tali aspettative. Un disallineamento che rischia di alimentare frustrazione e insoddisfazione negli anni futuri.
Il costo del rimpianto e la lezione di chi ha pianificato
Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca è il cosiddetto “costo del rimpianto”. Con l’avanzare dell’età cresce la consapevolezza di aver rimandato troppo a lungo le decisioni previdenziali. Una parte significativa degli over 50 ammette che avrebbe dovuto iniziare prima a pensare alla propria pensione integrativa, così come una quota dei pensionati riconosce che, potendo tornare indietro, pianificherebbe con maggiore anticipo.
All’opposto, chi ha scelto di attivare per tempo un piano pensionistico mostra livelli di soddisfazione molto elevati. La quasi totalità dei sottoscrittori si dichiara soddisfatta della scelta fatta, confermando che la pianificazione precoce non solo riduce l’incertezza economica, ma contribuisce anche a una maggiore serenità personale.
Informazione carente e bisogno di nuova consulenza
A ostacolare ulteriormente la diffusione della previdenza complementare è il modo in cui gli italiani si informano. Solo una minoranza di chi non conosce questi strumenti manifesta un reale interesse ad approfondirli. In molti casi, le decisioni vengono delegate a familiari e amici oppure basate su indicazioni generiche, ritenute più affidabili delle competenze professionali.
Secondo la ricerca, questo vuoto informativo rende urgente lo sviluppo di un nuovo modello di consulenza, capace di parlare un linguaggio semplice, empatico e vicino alla vita quotidiana. Un approccio che possa aiutare soprattutto le generazioni più giovani a superare la sottovalutazione del tempo e la tendenza a rimandare, trasformando il risparmio in un vero progetto di vita.

