In attesa che il 27 gennaio 2020 si tenga  l’incontro sulle pensioni, all’indomani delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria ( e quindi tutto dipende da come saranno i risultati), i protagonisti  fanno pretattica attraverso i “giornaloni”, che poi sarebbero essenzialmente due, la Repubblica ed il Corriere della Sera, mentre i tecnici studiano l’impatto di quota 102, che probabilmente sarà la proposta centrale.
Maurizio Landini, segretario della Cgil  è categorico nell’affermare sulle colonne della Stampa del 20 gennaio 2020 che per superare la legge Fornero in pensione si deve poter andare, volontariamente, a partire da 62 anni, perché ” è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi“.
Tra i punti ai quali far subito goal, per Landini sono: accelerare istituzione della Commissione sulla separazione tra spesa previdenziale e assistenziale e quella sui lavori gravosi; che per legge deve (dovrebbe) essere istituita alla fine del corrente mese ( ma già stiamo in mostruoso ritardo come avrebbe detto Fantozzi), assicurare una pensione di garanzia per i giovani e per chi ha avuto lavori discontinui e precari; riconoscere il lavoro di cura delle donne; rivalutare le pensioni e varare una legge sulla non autosufficienza. Landini è contrario alla possibilità di anticipare il pensionamento con il ‘tutto contributivo’: “Sarebbe un sistema molto penalizzante e un sistema pubblico deve contenere elementi solidali“.
Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in un’intervista su Repubblica sempre nella stessa giornata del 20 gennaio, si dichiara d’accordo sui 62 anni per andare in pensione, perché “la flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se si ragioniona in termini di logica contributiva“. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione, ma non è d’accordo con Landini quando ne rifiuta il ricalcolo contributivo, che è l’unico elemento che garantisce un po’ la sostenibilità dei costi. Inoltre Tridico insiste sempre sulla necessità di istituire un fondo pensione complementare gestito dall’Inps perché così si aiuterebbero i giovani e si investirebbero le risorse nell’economia italiana. Rispetto alle critiche che gli vengono mosse se l’Istituto poi sarebbe in grado di gestire ( sui mercati finanziari) le risorse raccolte, lui risponde con un po’ di saccente tracotanza di si, perché l’Inps gestisce già circa 900 miliardi è una cinquantina in più o in meno non fa grande differenza!
Al che replica nuovamente la UIL con Domenico Proietti che ribadisce la sua netta contrarietà all’istituzione di un fondo integrativo pensionistico pubblico gestito dall’INPS. “Il nostro sistema di previdenza complementare è già plurale, libero e concorrente e va rafforzato attraverso un rilancio delle adesioni e ripristinando una fiscalità incentivante”.
“Quanto, poi, alla ricaduta sull’economia italiana e gli investimenti dei fondi pensione – prosegue – va ricordato che i fondi già investono più di un quinto delle loro risorse nel nostro Paese. Se gli investimenti nell’economia reale italiana sono ancora pochi, ciò è dovuto al ritardo del mercato finanziario che non ha saputo proporre prodotti coerenti alla natura dell’investimento previdenziale. A riguardo i fondi pensione hanno ricercato soluzioni adeguate e con CDP cercando di realizzare il cosiddetto  fondo di fondi che ha proprio la finalità si sostenere le attività produttive del Paese”. Anche la Cisl ha fatto sapere la sua affermando di essere fortemente contraria allo scambio della flessibilità con il calcolo contributivo.