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Settembre andiamo: A quando i fondi pensione nel pubblico impiego? Le vacanze sono appena terminate, per chi se le è potute permettere e tutti quei problemi che da luglio in poi avevamo messo da parte ci ripiombano inevitabilmente addosso, come cambiali in scadenza tale tali e quali come prima. Chissà per quali tortuosi ragionamenti pretendevamo che ad agosto potessero autorisolversi. E infatti non sono risolti .Per quanto riguarda le pensioni settembre inizia senza la partenza dei fondi di previdenza complementare dei lavoratori del pubblico impiego. I lavoratori pubblici però proprio a causa delle varie misure restrittive contenute nella manovra dello scorso luglio hanno più che mai bisogno di una pensione di scorta. Tanto per fare un esempio il blocco della contrattazione, subita con apatica rassegnazione dagli interessati, non si risolve in una misura una tantum “chi ha avuto ha avuto ecc…”, ma avrà degli effetti permanenti sulla pensione. Nella manovra tuttavia c’è un filo di speranza. Infatti l'avvio concreto dei fondi di previdenza nel pubblico impiego potrebbe essere agevolato da una disposizione contenuta in uno dei tanti commi approvati (art 12-duodecies della legge 122/2010). Essa stanzia una nuova «dote» di 92 milioni l'anno, per il triennio 2010-2012, per tentare il rilancio dei fondi pensione e l'adesione ai principali comparti.
Non è una grossa cifra, ma meglio che niente e non bisognerebbe perdere questa opportunità. Per favorire le adesioni si pensa addirittura alla possibilità di utilizzare lo strumento "silenzio-assenso" come fu fatto nel 2007 nel settore privato con l’automatica destinazione del Tfr maturando ai fondi per chi non faceva conoscere per tempo la sua decisone. Questo “espediente” non ha prodotto i risultati sperati, tanto è vero che sui circa 23 milioni di lavoratori, tra dipendenti e autonomi, sono poco più di 5 milioni quelli che poi si sono iscritti ad una forma di previdenza complementare. Senza il silenzio assenso sarebbero stati sicuramente di meno e forse solo pochi fondi pensione sarebbero veramente partiti. La manovra porta un’altra importante novità. Sempre all’articolo 12, comma 10, trasforma il TFS, la mitica buonuscita degli statali in TFR, in trattamento di fine rapporto a decorrere dal 1/1/2011.
La norma non è chiara , ad onta del ministero della semplificazione legislativa, perché nel disciplinare il cambiamento parla di “computo”. Questo farebbe pensare che da gennaio dell’anno prossimo l’attuale sistema di calcolo del TFS viene sostituito da quello del TFR, lasciando invariato il resto. Non chiarisce cioè se questo trattamento di fine rapporto sarà anch’esso virtuale o corrisponderà a denaro sonante. Si tratta di un importante nodo da sciogliere se si vuole veramente “lanciare la previdenza complementare fra i pubblici dipendenti” come sovente viene detto senza reale convinzione. Come pure non chiarisce il sistema di calcolo del pro-quota. La quota maturata fino al 31.12.2010 sarà calcolata sulla retribuzione in godimento a quella data o sulla retribuzione spettante alla cessazione dal servizio? Nel primo caso la remissione sarà molto forte, nel secondo verrebbe mantenuto un principio di “giusta equità”, concetto alquanto demodé. Nel pubblico impiego se l’escamotage della virtualizzazione del TFR ha permesso l’avvio della previdenza complementare senza dissanguare il bilancio dello Stato, la stessa virtualizzazione non ha permesso, per esempio, la possibilità di avere anticipazioni per l’acquisto della prima casa,. Se poi si aggiunge la mancata estensione dei benefici fiscali previsti dalla riforma del 2005 col decreto legislativo 252/05, si ha la spiegazione del mancato appeal fra i ministeriali per la pensione aggiuntiva.
Prova ne è l’esperienza del Fondo della scuola Espero che su una platea di un milione di potenziali aderenti , oggi conta solamente circa 100.000 iscritti, nonostante le performance del fondo siano positive. I lavoratori pur essendo convinti che avranno pensioni più basse di quelle attuali, hanno le idee confuse in materia e poi semplicemente non si fidano. Tuttavia i 92 milioni di euro della manovra correttiva e la chiusura delle intese in sede Aran rappresentano un'occasione imperdibile. Occorre vincere questa diffidenza con una grande campagna per la diffusione della cultura previdenziale . Mentre Inpdap l’ente di previdenza dei pubblici dipendenti, annuncia importanti interventi a partire dalle scuole dove sarebbe stato programmato una giornata di informazione pensionistica, quella obbligatoria e quella complementare, il fronte sindacale è completamente assente. Sicuramente contribuiscono le divisioni fra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra. Conseguentemente i Fondi di previdenza complementare per il Pubblico impiego, Perseo per gli enti locali e Sirio per i ministeri e gli enti, il cui accordo in sede Aran fu raggiunto nel 2007. Ma non si può perdere più altro tempo prezioso.
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