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Il Welfare State: ieri, oggi, domani
Per chi volesse iniziare la lettura ecco il primo capitolo.
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Una terza età senza pensieri
venerdì 3 settembre 2010

Perché la previdenza complementare

La corsa del ghepardo nella savana per cacciare la preda è l’immagine stessa della vitalità e del vigore fisico. Ma quando diventerà anziano e la vitalità sarà diminuita, ci saranno dei problemi per la sua capacità di sopravvivenza. Gli animali infatti a differenza degli uomini non vanno in vacanza né in pensione. Perché non hanno sviluppato un sistema di collaborazione e di aiuto reciproco che va sotto il nome di solidarietà sociale. Fortunatamente non hanno l’idea del tempo e del futuro e non si preoccupano più di tanto. Vivono in base all’istinto si dice.

Gli uomini invece in quanto esseri pensanti, hanno sviluppato un sistema di protezione sociale per aiutare coloro che per vecchiaia che per malattie non sono più in grado di lavorare. Questo sistema è il sistema pensionistico, una parte del più complesso sistema di protezione sociale dei paesi moderni che va sotto il nome di welfare (letteralmente benessere, star bene). Ogni Stato in base alle sue esperienze storiche e culturali e alle disponibilità economiche ha elaborato, a partire dalla seconda metà dell’800, un suo sistema pensionistico per garantire più o meno condizioni di vita dignitose a chi non lavora più >>

 
 

Settembre andiamo:
A quando i fondi pensione nel pubblico impiego?
Le vacanze sono appena terminate, per chi se le è potute permettere e tutti quei problemi  che da luglio in poi avevamo messo da parte ci ripiombano  inevitabilmente addosso, come cambiali in scadenza tale tali e quali come prima. Chissà per quali tortuosi ragionamenti pretendevamo che ad agosto potessero autorisolversi. E infatti non sono risolti .Per quanto riguarda le pensioni settembre inizia senza  la partenza dei fondi di previdenza complementare dei lavoratori del pubblico impiego. I lavoratori pubblici però proprio   a causa delle varie misure restrittive contenute nella manovra dello scorso  luglio hanno più che mai bisogno di una pensione di scorta.  Tanto per fare un esempio il blocco della contrattazione, subita con apatica rassegnazione dagli interessati, non si risolve in una misura una tantum “chi ha avuto ha avuto ecc…”, ma avrà degli effetti permanenti sulla pensione. Nella  manovra tuttavia  c’è  un filo di speranza. Infatti l'avvio concreto dei fondi di previdenza nel pubblico impiego potrebbe essere agevolato da una disposizione contenuta in uno dei tanti commi approvati  (art 12-duodecies della  legge 122/2010). Essa stanzia  una nuova «dote» di 92 milioni l'anno, per il triennio 2010-2012, per  tentare il rilancio dei fondi pensione e l'adesione  ai  principali comparti.

Non è una grossa cifra, ma meglio che niente e non bisognerebbe perdere questa opportunità.  Per favorire le adesioni si  pensa addirittura alla possibilità di utilizzare lo strumento  "silenzio-assenso"  come fu fatto  nel 2007  nel settore privato con l’automatica destinazione del Tfr maturando ai fondi per chi non faceva conoscere per tempo la sua decisone.  Questo “espediente” non ha prodotto  i risultati  sperati, tanto è vero che sui circa 23 milioni di lavoratori, tra dipendenti e autonomi, sono poco più di 5 milioni quelli che poi si sono iscritti ad una forma di previdenza complementare.  Senza il silenzio assenso sarebbero stati sicuramente di meno  e forse solo  pochi fondi pensione sarebbero veramente partiti.
 La manovra porta un’altra importante novità. Sempre all’articolo 12, comma 10,  trasforma  il TFS, la mitica  buonuscita degli statali in TFR, in  trattamento di fine rapporto a decorrere dal 1/1/2011.

La norma non è chiara , ad onta del ministero della semplificazione legislativa, perché nel disciplinare il cambiamento parla di “computo”. Questo farebbe pensare che da gennaio dell’anno prossimo l’attuale  sistema di calcolo del TFS viene sostituito da quello del TFR, lasciando invariato il resto.  Non chiarisce cioè se questo trattamento di fine rapporto sarà anch’esso virtuale o corrisponderà a denaro sonante. Si tratta di  un importante nodo da sciogliere se si vuole veramente “lanciare la previdenza complementare fra i pubblici dipendenti” come sovente viene detto  senza reale convinzione. Come pure non chiarisce il sistema di calcolo del pro-quota. La quota maturata fino al 31.12.2010 sarà calcolata sulla retribuzione in godimento a quella data o sulla retribuzione spettante alla cessazione dal servizio? Nel primo caso  la remissione sarà molto forte, nel secondo verrebbe mantenuto un principio di “giusta equità”, concetto alquanto  demodé.
Nel pubblico impiego se l’escamotage della virtualizzazione del TFR  ha permesso l’avvio della previdenza complementare senza dissanguare il bilancio dello Stato, la stessa virtualizzazione  non ha permesso,  per esempio, la possibilità di avere anticipazioni per l’acquisto della prima casa,. Se poi si aggiunge  la mancata estensione dei benefici  fiscali  previsti dalla riforma del 2005  col decreto legislativo 252/05,  si ha la spiegazione del mancato appeal fra i ministeriali per la pensione aggiuntiva. 

 Prova ne è l’esperienza del Fondo della scuola Espero che su una platea di un milione di  potenziali aderenti , oggi conta solamente  circa 100.000 iscritti, nonostante le performance del fondo siano positive.
I  lavoratori pur essendo convinti che avranno pensioni più basse di quelle attuali, hanno le idee confuse in materia e poi semplicemente non si fidano.  Tuttavia i 92 milioni di euro della  manovra correttiva e la chiusura delle intese in sede Aran rappresentano un'occasione imperdibile. Occorre vincere questa diffidenza con una grande campagna  per la diffusione della cultura previdenziale .  Mentre Inpdap  l’ente di previdenza dei pubblici dipendenti,  annuncia importanti interventi a partire dalle scuole dove sarebbe stato programmato una giornata di informazione pensionistica, quella obbligatoria e quella  complementare, il fronte sindacale è completamente assente. Sicuramente contribuiscono le divisioni fra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra.
Conseguentemente  i Fondi di previdenza complementare per il Pubblico impiego, Perseo per gli enti locali e Sirio per i ministeri e gli enti, il cui accordo in sede Aran fu raggiunto nel 2007. Ma non si può perdere più altro tempo prezioso.

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