Il Coronavirus colpisce anche i fondi pensione. I dati del primo trimestre 2020

In queste settimane di emergenza epidemiologica la COVIP ha continuato ad assicurare la sua
attività di supervisione del sistema della previdenza complementare, adottando, anche a seguito
del proficuo confronto con le associazioni rappresentative del settore, misure volte a facilitare
l’attività degli operatori (ad esempio, consentendo il differimento di termini per gli adempimenti a carico dei fondi e snellimenti nelle modalità di svolgimento delle riunioni degli organi degli stessi) e, nel contempo, monitorando, anche attraverso indagini ad hoc, l’eventuale insorgenza di situazioni che dovessero richiedere apposite iniziative.
Tale azione tiene conto anche dell’attività in corso in sede europea e internazionale per
individuare gli elementi di rischio e le linee di intervento più appropriate in relazione alle
ripercussioni dell’emergenza epidemiologica anche sul sistema finanziario e, in particolare, per i
fondi pensione. In ambito europeo la COVIP partecipa a tale attività in sede EIOPA, l’autorità
di vigilanza europea per il settore dei fondi pensione. Oltre a un intenso monitoraggio dell’evoluzione in atto nei diversi paesi, in sede EIOPA è stato elaborato un documento che riassume alcuni principi su cui basare le azioni utili a mitigare l’impatto della crisi da Coronavirus sul sistema dei fondi pensione occupazionali. Le prime iniziative adottate dalla COVIP in chiave di facilitazione degli adempimenti a carico dei fondi e, come risulta dal monitoraggio della situazione in corso, i primi comportamenti adottati dai fondi appaiono coerenti con tali principi.
Oltre ad esaminare l’ordinario flusso di segnalazioni e documentazione, che sta pervenendo dagli
operatori senza soluzione di continuità, la COVIP ha anche posto in essere un’indagine che ha
coinvolto un campione di fondi rappresentativo del settore, al fine di verificarne l’andamento
in via più immediata e diretta Le risultanze di queste prime analisi costituiranno oggetto di ulteriori accertamenti e verifiche.
I primi riscontri hanno consentito di rilevare una adeguata proattività (Capacità di intervenire in anticipo per prevenire situazioni o problemi futuri) delle forme pensionistiche complementari sia per quanto attiene alla continuità operativa, sia in ordine alle modalità di interazione con gli iscritti. In alcuni casi, la complessa congiuntura ha anche fornito spunto per l’incentivazione di meccanismi volti a valorizzare l’interlocuzione online e a facilitare le modalità di presentazione da parte degli aderenti delle richieste di prestazioni. In considerazione dell’andamento negativo dei mercati finanziari, la gran parte dei fondi pensione negoziali ha divulgato sul proprio sito (spesso attraverso le newsletter, talvolta mediante comunicati ad hoc) l’invito a non compiere scelte sull’onda emozionale, che potrebbero comportare il consolidamento di perdite. Molti fondi hanno consentito la possibilità di annullare le richieste di switch, anticipazione, trasferimento o riscatto già presentate dagli iscritti.
Alcuni dei dati e delle informazioni acquisiti relativi al primo trimestre riflettono solo parzialmente la effettiva situazione congiunturale.
Quanto alle prestazioni, al momento non si è registrato un incremento delle richieste, ancorché
in situazioni di difficoltà un aumento sia da ritenersi fisiologico. In linea generale, si ricorda, poi, che già da tempo la COVIP ha dettato disposizioni, recepite in tutti gli ordinamenti dei fondi pensione, che consentono agli iscritti, anche una volta maturato il diritto alla prestazione pensionistica, di non richiedere immediatamente la prestazione stessa e mantenere quindi la propria posizione in gestione, valutando il momento più opportuno per l’uscita dalla fase di accumulazione in funzione delle proprie esigenze e delle contingenti condizioni di mercato.
Anche per quanto attiene ai flussi contributivi, i dati relativi al primo trimestre sono in sostanziale continuità con quelli inerenti al corrispondente periodo dell’anno precedente. Tuttavia, in considerazione della periodicità trimestrale con cui sono in genere versati i contributi ai fondi negoziali, appare presto per trarre valutazioni circa gli eventuali effetti della situazione congiunturale, che potrà essere più adeguatamente riscontrata nei prossimi mesi. Ciò nondimeno, è stato verificato come in alcuni casi siano state assunte iniziative volte a tener conto della situazione di difficoltà in cui possono versare le aziende di riferimento: ci si riferisce, in particolare, alle decisioni, talvolta assunte mediante appositi accordi sindacali, che consentono alle aziende del settore di ritardare il versamento dei contributi del datore di lavoro e del TFR relativi al primo trimestre.
Con riguardo alla gestione delle risorse finanziarie, i risultati del primo trimestre hanno risentito delle turbolenze dei mercati. I rendimenti del periodo sono stati pertanto negativi e di entità tanto maggiore quanto maggiore è la quota di portafoglio investita in titoli azionari. Rispetto all’andamento dei listini azionari, tuttavia, il sistema ha mostrato una tenuta di fondo.
E’ stato peraltro rilevato positivamente che i fondi pensione hanno intensificato l’interlocuzione con i gestori finanziari, anche concordando margini di maggiore flessibilità rispetto ai limiti di
investimento individuati nelle convenzioni di gestione, di natura quantitativa e qualitativa, fermi
restando, ovviamente, i limiti normativi relativi alle singole classi di asset.

Le posizioni in essere
Dai dati forniti dalla Covip emerge che alla fine di marzo 2020 il numero di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari è di 9,185 milioni; la crescita nel primo trimestre, 68.000 unità (0,7 per cento), è stata limitata rispetto ai trimestri precedenti.
I fondi negoziali registrano 32.000 posizioni in più (1 per cento), portandone il totale a fine marzo a
3,192 milioni. L’incremento maggiore lo ha registrato il fondo rivolto ai lavoratori del settore edile,
per il quale opera l’adesione contrattuale, seguito dal fondo destinato ai dipendenti pubblici, ancora
peraltro caratterizzato da un livello di adesioni che rimane contenuto rispetto alla platea potenziale.
Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,570 milioni di posizioni, crescendo
di 19.000 unità (1,2 per cento) rispetto alla fine del 2019. Per i PIP “nuovi” il totale delle posizioni è
di 3,437 milioni, in aumento di 18.000 unità (0,5 per cento).
Le risorse in gestione
Le risorse destinate alle prestazioni a fine marzo 2020 sono pari a circa 180 miliardi di euro;
peraltro il dato non tiene conto delle variazioni nel trimestre dei fondi preesistenti e dei PIP
“vecchi”.
Il patrimonio dei fondi negoziali, 53,7 miliardi di euro, risulta in diminuzione del 4,3 per cento
rispetto a fine 2019. Nei fondi aperti sono accumulati 21,6 miliardi di euro, 35 miliardi nei PIP
“nuovi”; nel primo trimestre, la flessione è stata, rispettivamente, del 5,7 e dell’1,4 per cento. Per
tutte le forme, il calo delle risorse nel trimestre è spiegato in massima parte dalle perdite in conto capitale a fronte di una sostanziale stabilità dei contributi rispetto al passato. La più contenuta flessione nel caso dei PIP “nuovi” è riconducibile alla valutazione delle attività in base al metodo del costo storico che viene utilizzata per le gestioni di ramo I, che costituiscono la maggior parte del settore.
I rendimenti
L’andamento dei mercati finanziari nel primo trimestre del 2020 è stato negativo, con forti
turbolenze nel mese di marzo. Gli effetti della pandemia sul prodotto interno lordo e sulla domanda aggregata si sono rapidamente diffusi su scala globale; gli Stati e le banche centrali hanno peraltro adottato decisi stimoli fiscali e monetari a sostegno delle famiglie e delle imprese.
La discesa dei rendimenti dei titoli di Stato è proseguita negli Stati Uniti; nell’area dell’euro, la curva dei tassi di interesse si è appiattita, con una risalita dei tassi più a breve termine a fronte di una discesa dei tassi più a lungo termine; i differenziali di rendimento rispetto ai titoli tedeschi hanno avuto forti oscillazioni. Le ripercussioni della crisi sui listini azionari sono state pesanti, peraltro a partire da livelli storicamente elevati: nei principali paesi, gli indici dei corsi sono scesi di circa il 20-25 per cento; la volatilità è risalita su livelli non registrati dai tempi della crisi finanziaria del 2008.
Mostrando comunque una tenuta di fondo, i risultati delle forme complementari ne hanno risentito.
Nel primo trimestre i rendimenti medi sono stati in generale negativi. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno perso il 5,2 per cento; il 7,5 e il 12,1, rispettivamente, i fondi aperti e i PIP di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato
positivo (0,4 per cento).
Valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, l’impatto della crisi
appare più limitato. Nei dieci anni da inizio 2010 a fine 2019, il rendimento medio annuo composto
è pari al 3,6 per cento per i fondi negoziali, al 3,8 per i fondi aperti e per i PIP di ramo III, e al 2,6 per cento per le gestioni di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del TFR è stata pari al 2 per cento.
Aggiungendo ai dieci anni gli ultimi tre mesi, i rendimenti medi annui composti scendono al 3 per
cento per i fondi negoziali e i fondi aperti e al 2,4 per i PIP di ramo III; restano pari al 2,5 per cento i prodotti di ramo I. La rivalutazione del TFR nello stesso periodo si conferma al 2 per cento.