Rapporto Inps :Uno scenario drammatico per i pensionati contributivi – Rilanciare la pensione complementare con un fondo pubblico (Inps?)

Giovedì 29 ottobre 2020 , presso Palazzo Montecitorio, il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico ha tenuto la Relazione annuale in occasione della presentazione del XIX Rapporto annuale dell’Istituto. Il documento, accompagnato da alcune slide illustra l’attività e il ruolo dell’INPS nell’ambito del sistema di welfare nazionale e nell’attuale contesto socioeconomico del Paese.
Nel corso della presentazione sono intervenuti il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.
Per le restrizioni derivanti dalle norme anti-Covid, la presentazione si è svolta a porte chiuse ed è stata trasmessa in diretta streaming sul canale Webtv della Camera.

In un contesto complesso, in gran parte inedito, causato dalla pandemia, l’INPS ha svolto e svolge tutt’ora un ruolo fondamentale. A seguito dell’emergenza, l’Istituto si è trovato, in pochissimo tempo e senza ulteriori supporti di personale o tecnologici, a dover gestire nuove prestazioni e un impressionante aumento del numero delle prestazioni già previste, cui si aggiunge la già notevole gestione ordinaria delle attività. Per dare un’idea dei numeri delle attività dell’Istituto, solo nel corso del 2019:
• il numero di lavoratori assicurati è stato pari a 25,5 milioni;
• le imprese con cui si è interagito sono state 1,8 milioni, comprese quelle agricole;
• i datori di lavoro domestico supportati oltre 900 mila;
• sono state pagate pensioni a circa 15,5 milioni di pensionati (le pensioni sono state circa 20,8 milioni);
• lato prestazioni a sostegno del reddito, i soli beneficiari di indennità di disoccupazione (NASpI, DIS-COLL, DS agricola) sono stati oltre 3 milioni, cui si aggiungono circa 2,8 milioni di beneficiari di assegni per nuclei familiari. All’impegno che ordinariamente raggiunge circa 43 milioni di individui/utenti, si è aggiunto l’impegno straordinario per fronteggiare l’emergenza sanitaria, che ha dato servizi in pochi mesi a oltre 14 milioni di soggetti per una spesa, ad oggi, di 26,2 miliardi di euro.
In particolare, da marzo a settembre 2020 si registrano: • oltre 4,1 milioni di beneficiari di indennità una tantum (originariamente di importo mensile 600 euro); • 1,6 milioni di domande tra congedo parentale Covid e bonus babysitting; • un totale di 6,5 milioni di beneficiari e oltre 20 milioni di prestazioni CIG erogate, di cui 12 direttamente da Inps e 8 a conguaglio dopo l’anticipo delle aziende; • 275 mila domande per l’indennità ai lavoratori domestici; • 600 mila nuclei familiari richiedenti il REM (che si “aggiungono” ai nuclei familiari che hanno percepito RdC/PdC pari a 1,4 milioni ovvero oltre 3,1 milioni di individui). Si tratta di sostegni per gran parte della popolazione italiana, escludendo coloro che sono nel pubblico impiego, che in questo periodo non hanno subito riduzioni di reddito, con l’eccezione del comparto sanitario e sicurezza a cui comunque INPS ha erogato il bonus baby-sitting.
Il mercato del lavoro nel periodo pre-Covid
Nel 2019 il numero complessivo degli assicurati INPS è cresciuto marginalmente (+0,3%), arrivando a quasi 25,5 milioni di individui. Tale crescita è riconducibile principalmente ai lavoratori extra- Se andiamo ad analizzare il monte redditi e retribuzioni, che corrisponde all’imponibile previdenziale,si registra un valore pari a 594 miliardi nel 2019 a fronte dei 588 del 2018, con un incremento di +1%.
Il reddito di cittadinanza
Lo strumento di un reddito minimo, introdotto in Italia con il Reddito di cittadinanza (RdC) e la Pensione di cittadinanza (PdC), trova una pluralità di giustificazioni economiche, giuridiche e morali. Durante la crisi finanziaria iniziata nel 2008- 09, la mancanza di un simile strumento ha alimentato sacche enormi di povertà. La Relazione sugli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES) del MEF del 2019 stima che il RdC e la PdC hanno avuto impatti rilevanti sui principali indicatori, tra i quali la riduzione della povertà e l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile. Il cosiddetto poverty gap è stimato in un ammontare pari a circa 4,9 miliardi. Considerando che le risorse per l’erogazione del RdC/PdC a regime sono abbondantemente superiori a tale cifra, oltre i 7,2 miliardi di euro, si può concludere che il poverty gap potrebbe essersi enormemente ridotto, a patto che le risorse erogate attraverso il RdC vadano effettivamente a coloro che più ne hanno bisogno. Il numero di soggetti raggiunti dal RdC è passato da circa 2,5 milioni di individui a gennaio 2020 a oltre 3,1 milioni a settembre 2020 – incremento di circa il 25% innescato dagli effetti dell’emergenza Covid.
Pensioni
Il numero dei pensionati complessivi sono 16.035.165 al 31/12/2019 e degli importi medi mensili erogati di1563 €, come media tra 1826 € per gli uomini e 1321 per le donne. Dal momento che esiste un chiaro divario retributivo tra aree del paese, e dato il carattere retributivo della maggioranza delle pensioni attualmente corrisposte, l’importo pensionistico medio è marcatamente differenziato territorialmente (1711 € al centro-nord e 1410 € al sud). Più di un terzo dei pensionati ricade nella fascia d’età tra 70 e 79 anni, ed un altro terzo dei pensionati è ultraottantenne, con netta predominanza delle donne. Quasi il 34% dei pensionati ha redditi pensionistici inferiori a 1.000 € mensili, oltre il 21% percepisce redditi pensionistici tra i 1.000 e i 1.500 €; il restante 45% ha redditi pensionistici oltre i 1.500 € (con un 8% che supera i 3000 €).
Quota 100: nel corso del 2019 sono pervenute all’Istituto circa 229 mila domande di quota 100 di cui circa 75 mila relative al settore pubblico e 154 mila del settore privato. I pensionati con domanda di quota 100 accolta al 31 dicembre 2019 erano 150.253.
Uno scenario drammatico si presenta a i contributivi puri con retribuzioni basse .Vengono, altresì, penalizzati i soggetti la cui vita lavorativa è stata caratterizzata da bassi salari e carriere discontinue. In questo caso, il cosiddetto tasso di sostituzione (ovvero il rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultima retribuzione mensile) rischia di essere estremamente basso in molti casi. In riferimento a quest’ultimo punto, l’auspicio del legislatore era quello di supplire a un basso tasso di sostituzione tramite la previdenza complementare. Questo strumento, però, ha conosciuto uno scarso successo, anche in virtù del fatto che esso è particolarmente favorevole per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato già, di fatto, favoriti rispetto ai soggetti con carriere discontinue dal sistema di previdenza obbligatoria. In altri termini, ciò che è venuto a mancare, una volta conseguita la sostenibilità economica del sistema pensionistico, è stata la sostenibilità sociale. In un sistema contributivo,tali problemi tendono ad aggravarsi laddove il tasso di crescita dell’economia non risulti particolarmente elevato. Il montante contributivo, infatti, è rivalutato secondo l’andamento quinquennale del PIL.
Fra le problematicità più rilevanti nel nostro paese, infatti,si segnalano:
1. un alto tasso di disoccupazione giovanile;
2. un gender gap, anche riferito alla partecipazione femminile nel mercato del lavoro e non solo ai salari (si veda al riguardo un approfondimento specifico nel quinto capitolo);
3. una scarsa partecipazione al mercato del lavoro nelle regioni del Sud.
Il tutto accompagnato da un altissimo livello di lavoro nero che provoca una forte contrazione della base contributiva.
Occorre rilanciare la previdenza complementare, anche attraverso l’offerta di Fondi Pubblici e qui Tridico torna sulla sua vecchia idea di costituire un fondo all’interno dell’Inps. Perché secondo il presidente Inps questo produrrebbe il vantaggio di allargare, attraverso una incentivazione fiscale mirata a favorire i lavoratori più poveri, la base contributiva della previdenza complementare, oggi optata principalmente da lavoratori con salari medio-alti e stabili.