La legge di bilancio per il 2022 ha varato una serie di nuove norme pensionistiche a decorrere dal corrente anno. In particolare ha istituito quota 102 al posto della quota 100 scaduta a dicembre scorso, prorogato l’ape sociale ampliando le categorie coinvolte nonchè opzione donna.
Nell’incontro che aveva preceduto il varo della manovra finanziaria corrente, c’era stato l’impegno del governo a porre mano all’ennesima riforma delle pensioni per “superare la legge Fornero“, così il 12 gennaio scorso c’è stato un incontro delle Organizzazioni sindacali con il ministro del Lavoro sulle pensioni. Ne è previsto un altro il 7 febbraio e poi la definizione probabile prima del varo del Def, il documento di economia e finanza del governo di aprile. Questo percorso naturalmente è “ a bocce ferme” nel senso che non prevede stravolgimenti istituzionali a seguito della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, come il cambiamento del governo o addirittura lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni.
I punti principali in discussione sono essenzialmente tre:
Come evitare assegni troppo bassi per coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 e avranno la rendita calcolata esclusivamente con il sistema contributivo,
la flessibilità in uscita senza dover aspettare i 67 anni,
il rilancio della previdenza complementare

Sul primo punto che ricalca la richiesta della “pensione di garanzia per i giovani” che spesso non hanno continuità lavorativa e stipendi adeguati: bisognerà trovare una soluzione che sia sostenibile finanziariamente, che non costringa a lavorare fino a 70 anni ed oltre e che assicuri almeno un importo che sia pari all’attuale pensione minima, perchè come si sa con la legge Dini la 335/95, l’integrazione al minimo è stata abolita.

Sulla flessibilità in uscita i sindacati chiedono 62 anni e 41 di contributi mentre il governo é disposto a concedere l’uscita a 64 anni, ma con il ricalcolo contributivo dell’assegno, in quanto la possibilità di poter andare in pensione prima è legata alla natura contributiva e all’equilibrio finanziario del sistema che deve tenere conto delle diverse aspettative di vita, delle caratteristiche del lavoro, del lavoro di cura e domestico delle donne.

Il terzo punto, riguarda il rilancio della pensione complementare che riguarda i essenzialmente i  lavoratori abbienti, con stipendi adeguati tali da potersi permettere un ulteriore risparmio previdenziale.
Invece di riflettere su questi aspetti si ricorre ancora al mantra della riapertura del periodo di silenzio-assenso per l’iscrizione automatica e relativo conferimento del Tfr ai fondi, dimentichi che quando fu lanciato per la prima volta da Cesare Damiano nel 2007 non ebbe che effetti minimi, meno di 100.000 aderenti. Tutti gli altri  lavoratori furono bel lesti nel salvaguardare il loro Tfr manifestando tempestivamente la loro volontà in tal senso: Né la recente possibilità data al Fondo pensione del pubblico impiego Perseo Sirio, di usufruire del silenzio assenso, sta dando, al memento i risultati sperati.