Così si distribuisce la spesa del welfare previdenziale nelle Regioni italiane

Il Settimo Rapporto si pone l’obiettivo di fornire la dimensione finanziaria delle entrate contributive e fiscali che sostengono il welfare italiano nelle sue tre principali componenti (pensioni, assistenza sociale e sanità) e le relative uscite per prestazioni utili a comprendere gli andamenti delle forme di protezione sociale del nostro Paese, analizzati non solo a livello a nazionale, ma scomposti per singola Regione, così come peraltro richiederebbe la procedura di comunicazione dell’Unione Europea.

Realizzato nell’ambito delle verifiche di sostenibilità del welfare state italiano a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, lo studio dedica poi un focus specifico alle entrate tributarie (dirette e indirette) e, in particolare, alle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF e a quelle aziendali relative all’IRAP: gli indicatori così elaborati consentono di delineare il profilo di distribuzione dei redditi dichiarati e, dunque, di fornire un’ulteriore unità di misura degli andamenti socio-economici nelle diverse aree del Paese.

Secondo Mara Guarino di Itinerari Previdenziali, solo 9 delle 20 Regioni italiane presentano entrate contributive e uscite per prestazioni vicine all’equilibrio finanziario: bene il Centro e il Nord, con la sola eccezione di Piemonte e Liguria; pesanti i disavanzi del Mezzogiorno.
Nel 2021 (ultimo anno di rilevazione al momento disponibile) il bilancio pensionistico/previdenziale del Paese – inteso come differenziale delle entrate e uscite delle gestioni INPS privati, INPS ex INPDAP per i dipendenti pubblici e delle Casse di Previdenza dei liberi professionisti – ha mostrato un disavanzo di 48,68 miliardi.
Nel dettaglio, le entrate totali sono ammontate a 200,3 miliardi, con un miglioramento del 12,23%, mentre le uscite sono state pari a 248,99 miliardi. Guardando alla ripartizione per macroarea, si evidenzia la netta prevalenza del Nord, che vale oltre il 58% delle entrate e il 53% delle uscite; il Sud contribuisce per il 21% circa ma spende oltre il 26%, mentre il Centro presenta entrate contributive e uscite per prestazioni simili, intorno al 21%.


i tassi di copertura al 2021
Nel 2021, a livello nazionale, il tasso di copertura risulta pari all’80,45%, in miglioramento rispetto alla rilevazione precedente (76,43%). Se la soglia del 75% è complessivamente superata, persistono però anche in questo caso gravi squilibri a livello territoriale. In particolare, tutte le regioni del Sud segnano livelli in crescita piuttosto bassi: la media è del 62,25%, con la Calabria che raggiunge un modesto 49,98%.
L’insufficiente sviluppo di alcune aree del Paese, continua Itinerari, e in particolare delle regioni meridionali, è stato infatti a lungo compensato da politiche assistenziali che, come ben dimostrano anche i trend di lungo periodo, hanno però sortito solo l’effetto, opposto, di rallentarne ulteriormente la crescita aumentando la spesa assistenziale, vedasi il caso del reddito di cittadinanza ed il deficit dei cosiddetti “occupabili“.