La pensione integrativa per i professionisti e i lavoratori autonomi può essere un valido strumento per ridurre il divario previdenziale nelle partite IVA una volta in pensione.

Di fronte alla prospettiva di avere una pensione pubblica pari al 40/50% dell’ultimo reddito, la pensione integrativa, permette di poter godere di una integrazione della stessa sotto forma di capitale e/o di rendita in grado di mantenere lo stesso tenore di vita.
il sistema previdenziale complementare. Istituito con il Dlgs 5 dicembre 2005, n. 252, prevede il versamento volontario e costante di somme presso società specializzate (banche, SGR, e compagnie assicurative), autorizzate a raccogliere i soldi in strumenti finanziari finalizzati a garantire una migliore qualità di vita al lavoratore. Ecco quali sono quelli stabiliti nell’art 3, 12 e 13:
fondi aperti: accessibili a chiunque voglia integrare la sua forma pensionistica con versamenti aggiuntivi;
fondi chiusi: sono categorie di strumenti di previdenza accessibili solo se si rientra in specifiche categorie di lavoratori professionisti o autonomi;
piani pensionistici individuali (PIP): sono contratti di assicurazione vita con finalità pensionistiche.

Il funzionamento di un fondo pensione complementare per lavoratori autonomi e liberi professionisti è simile a quello previsto per la previdenza integrativa dei dipendenti e delle altre tipologie di lavoratori.

Le due caratteristiche principali sono:

il versamento volontario costante;
una capitalizzazione del denaro.
Quindi, in base alla tipologia di piano previdenziale sottoscritto con una banca, una SRG, una piattaforma di risparmio gestito o un’assicurazione, si dovrà effettuare:

un versamento iniziale: come base per l’apertura del sistema previdenziale integrativo;
un versamento costante: quasi sempre su base mensile.
La somma è stabilita in rapporto al tuo reddito e all’obiettivo pensionistico che vuoi raggiungere.

Rispetto al sistema pensionistico obbligatorio, quello integrativo si fonda sul meccanismo della capitalizzazione.

Quindi, il denaro versato viene investito su un fondo, con il fine di farlo crescere nel tempo.

Infatti, sul capitale versato si otterrà un rendimento relativo all’andamento del fondo, che verrà a sua volta reinvestito in modo da incrementare il montante. Ovviamente il rendimento non è fisso, ma andrà a variare in base alla composizione del fondo stesso (obbligazionario, azionario, misto ecc.).

Rispetto ad altre tipologie di investimento, come quelli su un ETF, oppure nel trading online, con i fondi pensione si avrà la garanzia sul capitale versato.
La pensione integrativa ti verrà erogata nel momento in cui raggiungi i requisiti pensionistici per quella di vecchiaia o quella anticipata. In base alla tipologia di contratto sottoscritto, puoi ottenere l’importo accumulato a cui si aggiungono i rendimenti, sia in un’unica soluzione, con il versamento completo di tutto il capitale, sia con una rendita vitalizia.

In questo caso, l’importo sarà suddiviso in rate mensili che andranno ad integrare il valore della pensione obbligatoria. Infine, puoi valutare anche un sistema misto, ottenendo parte del capitale immediatamente e il restante suddiviso con un piano mensile.

Rispetto ai lavoratori dipendenti che hanno la possibilità di utilizzare il TFR investendolo in un fondo complementare, e quindi ottenendo un suo incremento nel tempo, nel caso delle partite IVA, non è previsto un trattamento di fine rapporto.
Le somme versate alla complementare sono deducibili le somme annuali versate ai fini di pensione integrativa fino al valore massimo annuale di 5.147,57€.
Altri vantaggi fiscali:
i rendimenti ottenuti dall’investimento del fondo non prevedono sono tassati al 20% anzicché al 26%, che scende ulteriormente al 12,5% nel caso di titoli di stato (BTP).

Inoltre, in quanto investimento, si applica anche una tassazione nel momento in cui la pensione integrativa sarà acquisita.

Dal 2007 la percentuale è simile, sia nel caso in cui scegli di ottenere l’intero importo del capitale, oppure il pagamento a rate. Si applicherà un’impostata sostitutiva del 15%, che verrà ridotta in base agli anni dei versamenti previdenziali complementari:

0,30% per ogni anno di previdenza complementare dai 15 anni in poi, fino a un massimo di 6 punti;
dai 35 anni di versamenti, l’aliquota scende al 9%.

fonte: partitaiva.it