La nuova quota 103 vede un incremento della durata delle finestre mobili, da 3 mesi per i lavoratori del comparto privato e a 6 mesi per quello del pubblico, diventeranno rispettivamente di 7 e 9 mesi. Il calcolo dell’assegno sarà fatto con il metodo contributivo, invece che con quello misto, con una sensibile riduzione della pensione. A conti fatti conviene la pensione anticipata ordinaria, che viene calcolata con il metodo misto e non sarà molto lontana da quota 103: quest’ultima garantirà uno sconto di 4 mesi per le lavoratrici del comparto pubblico e di 6 mesi per quelle del privato; per gli uomini il beneficio sarà di 16-18 mesi.
Ciò perché la pensione anticipata ordinaria rimane immutata: 42 anni e 10 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 10 mesi alle donne, più una finestra di tre mesi; a quella di vecchiaia si arriverà con 67 anni di età e 20 di contributi.

Per l’Ape sociale cresce di cinque mesi il requisito anagrafico e di conseguenza si riduce la platea potenziale rispetto al 2023, con adesioni stimate in 12.500 unità rispetto alle 16mila di quest’anno.
Opzione donna
Il requisito dell’età da raggiungere nel 203 sarà di 61 anni, rispetto ai 60 richiesti nel 2022 e le uscite stimate dovrebbero essere 2.200 rispetto alle 2.900 previste per il 2023.
Lavoratori precoci
I lavoratori precoci, cioè quelli che possono vantare almeno 18 mesi di contributi previdenziali da lavoro effettivo prima del diciannovesimo anno di età e che si trovano in una delle cinque condizioni richieste (disoccupazione, care giver, invalidità civile almeno al 74%, svolgere mansioni difficoltose, svolgere lavori faticosi e pesanti) vanno in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età e con il calcolo misto.

Confermati i lavori “usuranti”, tra cui le attività notturne, è residuale e soffre da sempre della difficoltà di riuscire a certificare la condizione che dà diritto al pensionamento.
Pensioni di vecchiaia e anticipata calcolate interamente con il metodo contributivo
Rimangono invariati i minimi di età (67 anni per la vecchiaia, 64 per l’anticipata) e di contributi (20 anni) ma si interviene sull’importo minimo mensile necessario per il pensionamento: per la vecchiaia sarà pari all’assegno sociale (nel 2024 circa 534 euro lordi al mese) invece dell’attuale 1,5 volte; per l’anticipata passerà da un minimo di 2,8 volte l’assegno sociale, a 3 volte in via generale (ridotto a 2,8 volte per donne con un figlio e a 2,6 con almeno due figli).

Abolito il contratto di espansione, alle imprese che vogliono accompagnare i dipendenti alla pensione rimarranno solo l’isopensione e l’assegno straordinario erogato dai fondi di solidarietà, che sono ben più onerosi di quello soppresso.