Anche questa volta emergono alcuni indicatori utili a valutare la sostenibilità futura della previdenza pubblica italiana, ma segnala come aumenta, ancora una volta, il numero di pensionati (+32.666 – la maggior parte per pensionamenti anticipati.
Dopo la crisi da COVID-19, prosegue la crescita dell’ occupazione; facendo risalire fino a 1,4443, il rapporto fra lavoratori attivi e pensionati, che rimane ancora distante dai valori pre-pandemici (1,4578).
Secondo Mara Guarino del team di Itinerari Previdenziali, la “soglia della semi-sicurezza” dell’1,5 è ancora lontana ma, nel complesso, il sistema regge e continuerà a farlo, a patto di compiere – in un Paese che invecchia – scelte oculate su politiche attive per il lavoro, anticipi ed età di pensionamento.
Ma la sostenibilità si garantisce non solo riducendo i prepensionamenti, rivedendo anche la spesa per l’assistenza sociale. Essa deve gravare per la quasi totalità sulla fiscalità generale, Irpef per intenderci e non sul sistema previdenziale.

Infatti sempre secondo Itinerari Previdenziali, sono 157 i miliardi assegnati a oneri assistenziali nel 2022, con una spesa cresciuta del 126% nell’arco di un decennio mentre tutto sommato è stabile quella per prestazioni previdenziali, che vale il 12,97% del PIL: un valore in linea con la media europea ma che mischiata con l’Assistenza raggiunge il 17% attirandoci i rimproveri della UE che ci incita a nuove penalizzanti riforme in tema di pensioni.

Nel 2022 l’Italia ha complessivamente destinato a pensioni, sanità e assistenza 559,513 miliardi di euro, con un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente (32,656 miliardi): la spesa per prestazione sociali ha assorbito oltre la metà di quella pubblica totale, il 51,65%.
È quindi sempre più urgente separare previdenza e assistenza, contenendo maggiormente quest’ultima in favore di chi ne ha veramente necessità.

Dopo il crollo dovuto a COVID-19 ora quattro gestioni INPS sono ritornate con saldi positivi: il FNLD (lavoratori dipendenti privati) presenta un attivo di 17.715 milioni di euro contro gli 11,5 miliardi del 2021; il fondo dei commercianti, che raddoppia il saldo positivo (da 654 a 1.317 milioni di euro); i lavoratori dello spettacolo ex ENPALS, con 373 milioni (288 nel 2021), e la Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati, con un saldo che passa da 7.700 a 8.477 milioni.
Buono anche il saldo previdenziale delle Casse privatizzate dei liberi professionisti, che sale a 4,259 miliardi di euro (+15,35% sul 2021.
Nel complesso, la spesa pensionistica di natura previdenziale comprensiva delle prestazioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è stata nel 2022 pari a 247,588 miliardi, in riduzione rispetto 2021.