Nell’ultimo rapporto sull’economia italiana si afferma che la spesa pensionistica ha raggiunto il 16,5% del Pil e che è destinata a crescere fino al 2040. Di qui secondo l’OCSE la necessità adottare ulteriori restrizioni.

Una spesa per pensioni al 16,5% del Pil, tenendo conto degli assegni di vecchiaia di reversibilità, un «lungo periodo di transizione» prima che il sistema di tipo “contributivo” vada a regime, un continuo rincorrersi di deroghe per mantenere i pensionamenti anticipati che impediscono la piena attuazione della legge Fornero e un rapido invecchiamento della popolazione.

 Questo per evitare che la spesa pubblica arrivi già nel 2040 al 180% del Pil. Proprio per questo motivo suggerisce tre interventi: la graduale eliminazione dei «regimi di pensionamento anticipato», l’introduzione di una soglia anagrafica per l’accesso al trattamento di reversibilità vicina a quella “generale”, un prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte «non giustificate da elevati contributi versati».

Nel rapporto si fa notare che la riforma Dini, che ha previsto l’adozione del metodo contributivo a partire dal 1996, prevede un lungo periodo di transizione che consentirà di realizzare “in toto” i risparmi previsti non prima del 2040. E il dossier sottolinea che proprio fino al 2040 la spesa previdenziale, tenendo conto degli assegni di vecchiaia e reversibilità, oggi al 16,5% del Pil («tra le più elevate dell’Ocse»), continuerà a crescere a causa del previsto rapido invecchiamento della popolazione e dei generosi livelli delle prestazioni assicurati dal metodo retributivo (e da quello “misto”) che permettono a chi ne beneficia di avere un reddito medio superiore del 3% a quello della popolazione.

Data la necessità di risanare le finanze pubbliche e di riorientare le priorità di spesa verso settori favorevoli alla crescita, il governo dovrebbe riesaminare le opzioni per limitare la spesa pensionistica nei prossimi decenni», si legge nel report. Che evidenzia anche come la «piena attuazione» della riforma Fornero sia stata di fatto rinviata «con l’adozione di regimi di pensionamento anticipato ad hoc» come le Quote (100, 102 e 103).

Fonte: ilsole24ore